“Buona memoria”: lunedì 11 maggio le chiacchiere museali del Borarium incontrano il Piccolo museo del diario di Pieve Santo Stefano, dove diecimila vite comuni sono diventate storia d’Italia
Fra taccuini delle trincee, lettere d’amore, diari chiusi con il lucchetto e racconti di migranti, c’è un lenzuolo a due piazze, riempito di fitte righe, che è diventato l’emblema di uno dei musei più originali d’Italia. Lo scrisse di notte con un pennarello Clelia Marchi, contadina di Poggio Rusco, provincia di Mantova, nata nel 1912: vi raccontò la propria vita e l’amore per il marito Anteo, numerando le righe una ad una per non perdere il filo. Lo intitolò “Gnanca na busia” – nemmeno una bugia, in dialetto mantovano – e lo donò all’Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano (AR).

Oggi quel lenzuolo-libro veglia sull’ultima sala del Piccolo museo del diario, e chi arriva fin lì difficilmente riparte indifferente.Lunedì 11 maggio, alle 18, il Borarium di Opicina porta quel museo a Trieste – o almeno, il suo fruscio.
L’appuntamento si intitola “Buona memoria”, avrà come protagonista Rossella Zanelli, guida e operatrice didattica del Piccolo museo del diario, ed è parte del ciclo di incontri “Chiacchiere museali”, con cui il Museo della Bora apre le proprie porte a esperienze museali da altri luoghi, italiani e stranieri.
L’Archivio Diaristico Nazionale fu fondato nel 1984 da Saverio Tutino, giornalista e scrittore, con un’idea semplice e rivoluzionaria: raccogliere diari, lettere e memorie autobiografiche delle persone comuni e restituirli alla storia collettiva del Paese. Oggi conta oltre diecimila unità. Nei suoi scaffali convivono, gomito a gomito, contesse e ladri di borgata, migranti e viaggiatori per diletto, intellettuali e semianalfabeti. Il museo che ne è nato si chiama piccolo per scelta: piccolo come intimo, come popolare, come accessibile a tutti. Esattamente come il suo collega triestino, il Borarium: non a caso sono entrambi parte dell’Associazione Nazionale Piccoli Musei.

«Trieste è una città ricca di musei», spiega Rino Lombardi, presidente del Museo della Bora. «Con la Bora ci piace portare un po’ di aria fresca e venti museali da altri luoghi, mettendo a frutto relazioni costruite in più di vent’anni di attività. Ci sono realtà che sono veri e propri fari culturali, e l’Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano è tra queste: testimonia come si possa fare cultura mettendo le storie della gente comune al centro della storia nazionale».
L’incontro è a ingresso libero ed è aperto a chiunque sia curioso. Al mattino, Rossella Zanelli insieme a Daniela Derossi, responsabile delle attività didattiche del Museo della Bora, incontrerà due classi della Scuola primaria Sauro: i diari di chi non c’è più nelle mani di chi ancora deve scrivere il proprio.
L’evento è organizzato in collaborazione con l’APM-Associazione Nazionale Piccoli Musei, con il contributo del Bando Attività Musei 2024 della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia.Lunedì 11 maggio 2026, ore 18.00 – Ingresso libero Borarium · Via Nazionale 49, Opicina (Trieste) Info: [email protected]