Si è conclusa al MUTAT – Museo Tattile di San Vito al Tagliamento la fase formativa del progetto “Sculture da toccare”, percorso che ha coinvolto dei giovani artisti per incrementare la collezione di opere scultoree, iniziativa ideata e realizzata dall’Associazione Culturale Polaris – Amici del Libro Parlato ODV e sostenuta da PromoTurismoFVG nell’ambito del programma “Friuli Venezia Giulia una regione per tutti”.
Per due giornate i tre artisti selezionati, Giovanni Pinosio, Matilde Bellusci e Riccardo Barichella, hanno preso parte a un intenso percorso teorico e pratico dedicato alla scultura tattile, all’accessibilità e all’Universal Design, principi fondanti di Mutat, confrontandosi con una modalità di progettazione che mette al centro la variabilità umana, i sensi e l’esperienza diretta dell’opera.
La formazione si è aperta con una visita al museo guidata dai volontari del MUTAT. Bendati, gli artisti hanno esplorato le opere della collezione esclusivamente attraverso il tatto, sperimentando una relazione radicalmente diversa con la forma, lo spazio e la materia.
L’esperienza ha rappresentato il primo passo di un percorso volto a comprendere come l’opera possa essere progettata per essere vissuta da tutti, indipendentemente dalle capacità visive, e come il tatto possa diventare non un semplice strumento compensativo, ma una vera modalità di conoscenza.
Nel corso dell’incontro la curatrice Barbara Codogno ha approfondito le ricerche dei tre artisti coinvolti, evidenziando le potenzialità che ciascun linguaggio scultoreo può sviluppare a partire da questa riflessione sull’accessibilità: Giovanni Pinosio conduce da anni una personale ricerca sul disegno tridimensionale attraverso il filo di ferro. Le sue opere trasformano la linea in struttura spaziale, lasciando che la figura emerga dall’essenzialità dell’ossatura. Una modalità che richiama, per certi aspetti, i celebri “disegni di luce” di Pablo Picasso, nei quali il segno costruisce la forma senza mai chiuderla completamente; Riccardo Barichella lavora invece sul rapporto tra materia e natura. Le sue colate di cemento custodiscono impronte di conchiglie, felci, sassi ed elementi organici che emergono dalla superficie come tracce fossili, trovando dimora all’interno di rigorosi volumi geometrici; mentre Matilde Bellusci indaga il corpo umano mettendo in discussione i modelli estetici dominanti attraverso figure volutamente imperfette, nelle quali costole, vertebre e anatomie esasperate diventano strumenti di riflessione critica sulla pressione esercitata dalla società dell’immagine e dai modelli estetici veicolati dai social media.
Particolarmente intensa è stata la giornata di lavoro con Felice Tagliaferri, tra i più autorevoli scultori non vedenti italiani e già presente nel percorso del Museo MUTAT con il “Cristo Rivelato”, opera in marmo di Carrara concepita per essere esplorata attraverso il tatto.
Tagliaferri ha condotto un laboratorio pratico di modellazione in argilla invitando gli artisti a sospendere la vista e ad affidarsi esclusivamente alle mani. Dopo aver esplorato a occhi chiusi una parte del proprio corpo, ciascuno è stato chiamato a tradurne la percezione in forma plastica.
Giovanni Pinosio ha scelto di lavorare sulla mano, mentre Riccardo Barichella e Matilde Bellusci si sono concentrati sul torso nelle sue declinazioni maschili e femminili. Momenti di intensa partecipazione emotiva hanno accompagnato l’intera esperienza, durante la quale gli artisti hanno progressivamente sviluppato una diversa consapevolezza del proprio rapporto con la forma.
Particolarmente sorprendente è stata la capacità di Tagliaferri di riconoscere attraverso il solo tatto criticità e potenzialità dei lavori in corso, correggendo e orientando gli artisti nella costruzione delle loro opere.
La seconda giornata è stata dedicata all’incontro con Luigi Turati, scultore non vedente che da decenni conduce una personale ricerca sul rapporto tra forma, materia e percezione tattile.
Attraverso la visione tattile di 3 opere realizzate dagli artisti, la presentazione delle proprie opere e il confronto diretto con i partecipanti, Turati ha illustrato una concezione della scultura nella quale la mano non rappresenta semplicemente uno strumento esecutivo, ma un fondamentale strumento di conoscenza della forma. Il confronto si è sviluppato soprattutto sul piano teorico e percettivo: per Turati la forma non nasce necessariamente dalla riproduzione del reale, ma da una relazione diretta con la materia, dalla capacità di riconoscere volumi, superfici e tensioni attraverso il contatto. Una prospettiva che invita a ripensare radicalmente il processo creativo e il ruolo dello sguardo all’interno dell’esperienza artistica.
Al termine delle due giornate gli artisti hanno lasciato il museo profondamente coinvolti dall’esperienza vissuta e consapevoli delle nuove possibilità offerte da una progettazione che pone il tatto al centro del processo creativo.
Per tutti loro la residenza ha rappresentato non soltanto un’occasione di formazione tecnica, ma soprattutto un momento di confronto con una diversa idea di scultura, capace di aprire nuove prospettive sul rapporto tra arte, percezione e inclusione.
Si apre ora la fase di ideazione e realizzazione delle tre opere originali che verranno successivamente acquisite dal MUTAT ed entreranno a far parte della collezione permanente del museo.
L’inaugurazione delle nuove sculture è prevista nella seconda metà di febbraio 2027 e rappresenterà il momento conclusivo di un progetto che intende coniugare ricerca artistica, accessibilità e innovazione culturale, contribuendo ad ampliare il patrimonio del museo e a rafforzarne il ruolo come punto di riferimento per l’arte tattile e inclusiva.
MUTAT
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