Nel 2025 gli italiani hanno scommesso 165,34 miliardi di euro, perdendone quasi 22 — più del doppio della spesa pubblica per l’istruzione. È quanto emerge dal Libro Nero dell’Azzardo 2026 di CGIL, Federconsumatori e Fondazione Isscon.

Ma dietro questi numeri se ne nasconde un altro, mai calcolato prima in Italia: GiocoResponsabile ha applicato per la prima volta ai dati italiani il “moltiplicatore familiare” certificato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, secondo cui per ogni persona con gioco d’azzardo ad alto rischio altre persone ne subiscono l’impatto.

Applicando ai circa 1,5 milioni di italiani con Disturbo da Gioco d’Azzardo un moltiplicatore prudenziale di 3-5 familiari diretti, si arriva a una stima tra 4,5 e 7,5 milioni di persone che oggi convivono con la ludopatia di un proprio caro — una popolazione equivalente all’intera Lombardia.

Il fenomeno è destinato a crescere: l’84% dei 17 milioni di conti gioco online ha chiuso il 2025 in perdita, e mentre il mercato del gioco a distanza continua a espandersi, l’Italia non produce ancora alcun dato epidemiologico sistematico su chi vive accanto a un giocatore problematico. Una popolazione in aumento, ma statisticamente invisibile.

Come riconoscere se un familiare ha un problema di gioco? Due segnali ricorrenti, secondo la letteratura clinica: richieste di prestiti frequenti o poco chiare nella destinazione, e un umore che oscilla in modo marcato in relazione a vincite o perdite. Chi convive con questi segnali sviluppa spesso sintomi propri: la ricerca internazionale registra tassi di ansia clinica tra il 30% e il 60% e di depressione tra il 40% e il 50% nei coniugi di giocatori problematici.

Per l’analisi completa, la metodologia e gli approfondimenti, il report integrale è disponibile. 

Di fronte a numeri di questa portata, la diffusione dell’informazione è già una forma di prevenzione: condividere questi dati con i propri lettori è un modo concreto per far emergere un fenomeno che oggi resta invisibile.