L’esposizione chiuderà domenica 2 agosto 2026

Ultimi due fine settimana di apertura, a Ca’ Scarpa a Treviso, per la mostra Culture e paesaggi del vino. Il senso della terra e la voce dellarchitettura, a cura di J.K. Mauro Pierconti, organizzata dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche in collaborazione con l’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Treviso.

L’esposizione, aperta il venerdì dalle ore 15 alle 19, il sabato e la domenica dalle ore 10 alle 13 e dalle 15 alle 19, chiuderà domenica 2 agosto. Ingresso libero.

Composta da più parti, la mostra si propone di stimolare il visitatore a un approccio diversificato nei confronti del mondo del vino.

Il percorso espositivo intreccia l’evoluzione storica del paesaggio (in una sezione curata dal geografo Massimo Rossi, che ricostruisce le trasformazioni avvenute negli ultimi duecento anni nell’area delle colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene), a voci che raccontano esperienze di coltura, anche secondo nuove pratiche che vanno a tradursi in una migliore qualità del vino. Più voci, molte esperienze; conoscenze e pratiche che si radicano nella terra, ma che si proiettano anche verso il futuro per affrontare temi e questioni dell’oggi e del domani.

Infine, focalizza lo sguardo sul contributo che la figura dell’architetto può portare al settore vitivinicolo, non solo per la sua capacità di lavorare sugli spazi, sia quelli della produzione che quelli destinati all’accoglienza dei visitatori, ma anche per offrire ai produttori un diverso modo di comunicare se stessi, attraverso una struttura che sappia incarnare i loro valori. Due le sezioni che tratteranno del rapporto tra mondo del vino e architettura, una curata dall’architetto Filippo Bricolo di Bricolo / Falsarella, studio che ha al suo attivo la progettazione di diverse cantine, in particolare nella zona del Lago di Garda, e una a cura di Francesca Chiorino e Roberto Bosi, architetti, parte della redazione della rivista «Casabella», che racconteranno sette cantine internazionali, – firmate da Herzog & de Meuron, Rafael Moneo, Bearth Deplazes Ladner, Álvaro Siza Vieira, Smiljan Radić con Loreto Lyon, Foster + Partners e Fiorenzo Valbonesi-asv3 –, realizzate nell’arco di un quarto di secolo.

Le sezioni della mostra in dettaglio

Una sezione storico-geografica,curata da Massimo Rossi, geografo della Fondazione Benetton, è dedicata a ricostruire le trasformazioni del paesaggio avvenute negli ultimi duecento anni nell’area delle colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene e in particolare nelle località di San Pietro di Barbozza e Colbertaldo. Attraverso l’analisi delle mappe del Catasto napoleonico realizzate nel 1812, rielaborate per l’esposizione, viene messo in luce il cambiamento avvenuto nel territorio che, da una secolare coltura promiscua, passa gradualmente alla monocoltura vitivinicola a partire dalla metà del secolo scorso. Grazie a una ricostruzione video che compara le mappe ottocentesche alle foto aeree del 2025, è possibile osservare il cambiamento nell’uso del suolo nel corso degli ultimi duecento anni, durante i quali sono profondamente mutati rapporti sociali, sistemi economici e tecniche di coltivazione.

La sezione successiva, a cura di J.K. Mauro Pierconti,dà voce a chi studia e lavora in quell’area che produce il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg: l’enologo, l’agronomo, vari produttori, lo storico e lo scienziato.

Più voci, molte esperienze; conoscenze e pratiche che si radicano nella terra, ma che si proiettano anche verso il futuro. Sulla tradizione vanno infatti a innestarsi i nuovi sviluppi della coltivazione vitivinicola, che cercano di affrontare temi e questioni dell’oggi e del domani: la biodiversità, il cambiamento climatico, la questione acqua, la sostituzione dei fertilizzanti chimici con nuovi approcci che puntano alla ricchezza della terra per mezzo di interventi bio-sostenibili e naturali. Azioni che, in alcuni casi, riprendono antiche pratiche come il sovescio, ovvero l’uso di seminare nel periodo autunnale determinate piante che, non solo arricchiscono il suolo, ma fungono da nutrimento per insetti e microfauna. L’imperativo, oggi, è che il terreno sia vivo, e le tecniche messe in campo fanno in modo che la pianta della vite possa crescere sana e forte in un terreno che le fornisce tutto ciò che le serve, senza l’uso di concimi chimici.

Ad accompagnare le parole sono le fotografie di Arcangelo Piai e Georg Tappeiner: i luoghi prendono consistenza e svelano così quelle forme precise e caratteristiche che, nel 2019, sono state riconosciute dall’Unesco come Patrimonio dell’Umanità.

Alla figura del coltivatore e di tutti coloro che, nel tempo, hanno reso quello vitivinicolo uno dei settori di successo del Made in Italy e uno dei simboli del gusto italiano, si è recentemente aggiunta la figura dell’architetto; e cosa può dare l’architettura al mondo del vino?

È il tema della terza sezione, curata dall’architetto Filippo Bricolo di Bricolo / Falsarella, studio che ha al suo attivo la progettazione di diverse cantine, in particolare nella zona del Lago di Garda.

Filippo Bricolo ha scelto di rispondere alla questione realizzando per il visitatore sei trattati, ricchi di riflessioni e disegni, fotografie e pensieri, oltre a una grande quantità di altri disegni, eseguiti a mano appositamente per la mostra, che governano parte dello spazio espositivo, mostrando il paesaggio morenico sul versante veneto del Garda, che ha dato vita a diversi vini eccellenti.

La forma nobile del trattato, presente in architettura dai tempi di Vitruvio e ampiamente utilizzata nel Rinascimento, ha qui il merito di descrivere e raccogliere un ragionamento con finalità pratiche su temi determinanti nella relazione cantina / progetto.

Per esempio, la possibilità d’uso del brolo, il tradizionale spazio scoperto che può essere pensato come luogo in cui il paesaggio circostante le vigne e il visitatore si incontrano: un’occasione costruita lavorando su spazi aperti e materiali naturali.

Oppure il tema della luce, o meglio della penombra che vive nell’entroterra della barricaia: il passaggio dalla luce dell’esterno alla penombra della cantina, così come dal caldo al fresco, porta a sviluppare una maggiore sensibilità, a cogliere il variare delle condizioni ambientali. L’architetto deve saper coniugare queste caratteristiche a spazi che vadano a interagire con esse, facendo sì che il visitatore possa coglierne il continuo mutare, vivendole personalmente con il proprio corpo. È così che si forma l’esperienza di visita di una cantina, che non si traduce semplicemente nella vista di botti e bottiglie, ma anche nella percezione cosciente di uno spazio dedicato al vino e al suo ambiente.

Su questo tema, ovvero la capacità di offrire strutture reali, espressione anche della sensibilità artistica dei progettisti, si inserisce l’ultima sezione della mostra, Sette architetture radicate, curata da Francesca Chiorino e Roberto Bosi, architetti e parte della redazione della rivista «Casabella», e autori di diverse pubblicazioni e mostre sul tema, tra cui un’esposizione itinerante dedicata alle architetture vitivinicole italiane, promossa dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

Chiorino e Bosi presentano sette cantine realizzate negli ultimi 25 anni nel mondo,completando così anche quel processo di progressivo allargamento dello sguardo che l’esposizione compie salendo ogni piano di Ca’ Scarpa.

Sette cantine internazionali, – firmate da Herzog & de Meuron, Rafael Moneo, Bearth Deplazes Ladner, Álvaro Siza Vieira, Smiljan Radić con Loreto Lyon, Foster + Partners e Fiorenzo Valbonesi-asv3 , realizzate nell’arco di un quarto di secolo, raccontano il crescente coinvolgimento dell’architettura nella costruzione dei paesaggi del vino. La selezione mette in evidenza approcci differenti: nei territori del nuovo mondo l’architettura assume una scala territoriale e segni netti, mentre nei terroir storici europei opera attraverso continuità, adattamento e relazione con preesistenze e stratificazioni agronomiche. I progetti mostrano come le cantine contemporanee possano confrontarsi con il tempo lungo del paesaggio e della produzione, costruendo architetture capaci di mantenere nel tempo una condizione di attualità. Le cantine sono state selezionate rispetto a tre temi fondamentali: paesaggio, produzione e cantina, accoglienza. Temi che sono stati diversamente calibrati e sviluppati dai vari architetti coinvolti, la cui opera viene presentata attraverso fotografie, disegni, schizzi e brevi testi, esposti all’esterno e all’interno di una struttura appositamente creata per la mostra.

Le cantine presentate sono:

Dominus Winery (USA), Herzog & de Meuron, 1998.

Bodega Propiedad de Arínzano (ESP), Rafael Moneo, 2002

Vineyard Gantenbein (CH), Bearth Deplazes Ladner, 2006

Quinta do Portal (POR), Álvaro Siza Vieira, 2008

Vik Winery, (CIL), Smiljan Radić con Loreto Lyon, 2014

Château Margaux (FR), Foster+Partners, 2015

Antinori / Guado al Tasso (ITA), Fiorenzo Valbonesi-asv3, 2023.

Nutrito il gruppo di fotografi coinvolti in questa sezione:

Architekturzentrum Wien/Margherita Spiluttini, Roland Halbe, Ralph Feiner, Fernando Guerra/FG+SG, Cristóbal Palma/Estudio Palma, Nigel Young/Foster+partners, Pietro Savorelli.

I progetti di allestimento

A intrecciare sezioni e temi è il doppio progetto di allestimento: quello di Bricolo / Falsarella, per la sezione che riflette la sua produzione architettonica; e quello delle altre parti del percorso espositivo, ideato da Kopio Office + Alberto Bovo, un gruppo di giovani architetti, selezionato attraverso un apposito bando, realizzato dall’Ordine degli Architetti di Treviso e dalla Fondazione Benetton e riservato ad architetti under 35 della provincia di Treviso.

Il progetto grafico, realizzato dallo studio Iknoki, ha interpretato le diverse stratificazioni presenti in mostra elaborando un “paesaggio” tipografico, mai statico, ma in continua trasformazione.

La mostra si svolge con il patrocinio di:

Ministero dell’Agricoltura, Regione Veneto, Veneto Agricoltura, Provincia di Treviso, Comune di Treviso, Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG, Il Vulture-Conegliano Valdobbiadene Città Italiana del Vino 2026/2027, Fondazione Architettura Treviso.

Culture e paesaggi del vino. Il senso della terra e la voce dell’architettura

Mostra aperta fino a domenica 2 agosto 2026

venerdì ore 15-19, sabato e domenica ore 10-13 e 15-19.

Ca’ Scarpa, via Canova 11, Treviso. Ingresso libero.