Dalle parti di Celestia è il filo rosso dell’edizione 2026 del convegno L’arte di scrivere d’arte, il format sui temi e le strategie più attuali legati alla comunicazione della critica dell’arte nato per iniziativa del Centro Iniziative Culturali Pordenone, a cura del suo presidente e storico dell’arte Fulvio Dell’Agnese. Ed è questa la 20^ edizione dell’iniziativa, «due decenni di dialoghi intorno alla comunicazione dell’arte – spiega Dell’Agnese – che siamo lieti di festeggiare quest’anno con un artista di respiro internazionale, uno dei disegnatori italiani più apprezzati anche all’estero, Manuele Fior, autore celebrato per i suoi racconti illustrati e i graphic novel, famoso nel mondo per lo stile visivo personale e l’intensità del suo tratto, uno dei pochi autori italiani ad aver vinto il prestigioso premio Fauve d’or al Festival di Angoulême. A Pordenone gli abbiamo proposto di soffermarsi sul capolavoro prodotto qualche anno fa, Celestia (Oblomov edizioni), l’opera che gli è valsa il Premio Yellow Kid Autore dell’anno ai Lucca Comics Awards 2020; ne parleremo per analizzare come il suo disegno sappia sapientemente raccontare gli spazi dell’arte, a partire dalla vertigine estetica chiamata Venezia. Intanto è già conto alla rovescia per l’uscita della sua nuova opera a fumetti, L’Anomalia, adattamento dell’omonimo romanzo di Hervé Le Tellier, in libreria dal 29 settembre (Oblomov edizioni)».

Appuntamento sabato 19 settembre, dalle 10.30 nell’Auditorium di Casa Zanussi Centro Cultura Pordenone, nell’ambito di pordenonelegge 2026. Con Manuele Fior converserà il presidente Fulvio Dell’Agnese, l’ingresso al convegno è gratuito, con prenotazione al portale di pordenonelegge o compilando il form su https://centroculturapordenone.it/cicp/arte/convegni/arte_di_scrivere_arte_2026
Impareggiabile inventore di narrazioni visive, Manuele Fior con Celestia continua la sua riflessione sulle “età dell’uomo” come tappe di un’evoluzione il cui esito – il futuro delle prossime generazioni – non è ancora scritto. Ci propone di lasciarci alle spalle il gorgo turistico di massa in cui Venezia è intrappolata, al punto che davvero si fatica a concepirne il rapporto con il luogo di cultura in cui nel ‘500 si dipingeva e scolpiva il Rinascimento e si stampava oltre la metà delle pubblicazioni edite in Italia. Ma nonostante le gigantesche navi alveare e l’osceno continuum delle sue vetrine, Venezia sopravvive, non si è ancora rassegnata ad essere pura, imbalsamata parodia di se stessa. Manuele Fior lo sa. «Sa, per esempio – osserva ancora Fulvio Dell’Agnese – che dalle parti di San Francesco della Vigna le cose funzionano diversamente: in quella zona di Castello si trovano giardini fra i più vasti e inaccessibili della città, capaci di impregnare con il loro silenzio calli e slarghi, come il Campo de la Celestia che dà il titolo all’opera.
La Venezia di Manuele Fior è una città tra il futuribile e il decadente, una città di fantasia figlia di quella improbabilissima eppur reale, così intimamente compresa da parte dell’autore da renderne plausibile la proiezione in visionarie dimensioni di architettura e di paesaggio. È una città nella quale gli spazi urbani e i singoli edifici non sono mai pura quinta teatrale per l’azione dei personaggi, ma diventano snodo narrativo, indirizzano il flusso delle emozioni». Esattamente come accade nella Berlino di Hypericon, altra opera di Fior, dove le architetture ritmano il respiro della storia: sono i musei di Mies Van der Rohe e di Karl Friedrich Schinkel, la Torre Einstein di Erich Mendelsohn e il complesso residenziale di Alvaro Siza, Alexanderplatz e i vecchi palazzi di Kreuzberg le cui pareti – come si potrebbe dire di infiniti angoli di Venezia, ma che in questo caso Mathias Enard (Malinconia dei confini) vede e descrive proprio a Berlino – «erano sempre lì, ma perdevano intonaco e pittura in una muta scagliosa che disseminava i gradini di squame verdi o bianche». Gli edifici potrebbero rassegnarsi a una serena e inattiva decrepitezza; invece segnano un secondo piano parallelo della narrazione, non senza interferire con le sghembe traiettorie di vita dei due protagonisti. È la medesima filosofia che guida l’inchiostro di Manuele Fior anche quando interpreta visivamente gli ambienti di un contenitore espositivo quale il Museo d’Orsay. Attraverso le sue vetrate, il pubblico di oggi si confonde con quello che nel 1874 dileggiava le opere degli Impressionisti nelle sale dello Studio di Nadar. Lo sguardo del disegnatore si sofferma in rapita contemplazione sui dipinti di Edgar Degas – e la cosa non stupisce, considerata la comune predilezione dei due per inquadrature di taglio fotografico – intrecciandosi alle assopite, oniriche fantasie del personale di sala. Insomma… I quadri vengono letti come fluida proiezione – avrebbe detto Gaber – dei sogni di altri sognatori.
Manuele Fior è nato a Cesena nel 1975. Ha vissuto a Berlino, Oslo, Parigi e Venezia. Collabora con le sue illustrazioni a riviste come The New Yorker, Vanity Fair, a quotidiani come la Repubblica, Le Monde e Il Sole 24 Ore, a case editrici come Feltrinelli, Einaudi, EL. Nel 2017 le ha raccolte e commentate in L’ora dei miraggi (Oblomov Edizioni). Con il graphic novel Cinquemila chilometri al secondo (Coconino press 2010) ha vinto il premio Fauve d’Or come Miglior Album al Festival Internazionale di Angoulême 2011. L’intervista (Coconino press 2013, Oblomov 2019) segna il suo esordio nel bianco e nero. Ha inoltre pubblicato Le variazioni d’Orsay (Coconino press 2015), I giorni della merla (Coconino press 2016), raccolta di racconti brevi, La signorina Else (Coconino press 2009), racconto illustrato tratto dall’omonimo romanzo di Arthur Schnitzler, e Rosso Oltremare (Coconino press 2006). Celestia, uscito nel 2020 per Oblomov edizioni, rivisita le origini di Venezia in chiave fantascientifica. Il suo successivo graphic novel è Hypericon, edito nel 2022 per Coconinopress, mentre a settembre 2026 è in uscita per Oblomov edizioni L’anomalia, graphic novel in cui si fanno immagine le riflessioni sul tema del doppio dell’omonimo romanzo di Hervé Le Tellier.
Hanno partecipato alle precedenti 19 edizioni del convegno L’arte di scrivere d’arte: Claudio Ambrosini, Patrizia Basso, Giovanni Bianchi, Fabrizio Borin, Roberto Calabretto, Sandro Cappelletto, Massimo Carboni, Sonia Cavicchioli, Monica Centanni, Elio Ciol, Enrico Crispolti, Riccardo Falcinelli, Manuel Fanni Canelles, Federico Ferrari, Elisabetta Francescutti, Nicola Gardini, Francesca Ghedini, Marcello Ghilardi, Meri Gorni, Maria Pia Guermandi, Guido Guerzoni, Eleonora Marangoni, Melania Mazzucco, Tomaso Montanari, Giorgio Patrizi, Bruno Pedretti, Franco Piavoli, Marco Pierini, Davide Rondoni, Nicoletta Salomon, Monica Salvadori, Fabio Scotto, Paola Somma, Claudio Spadoni, Ivan Theimer, Nicola Toffolini, Hans Tuzzi, Alessandro Zaccuri, Bruno Zanardi.