Pordenone e Gorizia sono le realtà più esposte finanziariamente

Quanto si indebitano le famiglie consumatrici del Friuli Venezia Giulia (FVG) per vivere? Nel 2025, se togliamo dal conto i mutui per la casa (che sono un capitolo a parte, trattandosi di investimenti di lungo periodo finalizzato ad accrescere il patrimonio immobiliare), il credito al consumo[1] erogato dalle banche e dalle finanziarie ai nuclei familiari friulani e giuliani ha superato i 3,3 miliardi di euro. L’aumento rispetto al 2024 è stato del +4,9 per cento pari, in termini assoluti, a +155,5 milioni (vedi Tab. 1). Un balzo significativo che dice molto sui cambiamenti nelle abitudini di spesa e, soprattutto, nella capacità economica delle famiglie del FVG. A dirlo è l’Ufficio studi della CGIA. Sebbene in questo report non siano conteggiati nell’indebitamento delle famiglie, segnaliamo che nel 2025 i mutui accesi nella più piccola regione del Nordest per l’acquisto di un immobile sono stati 12.947 (vedi Graf. 1).

·        Più debiti? Per fronteggiare imprevisti e acquisto beni

Ma perché le famiglie anche del FVG si indebitano sempre di più? Le ragioni sono principalmente due. Da un lato c’è chi ha bisogno di liquidità immediata, magari per far fronte a spese impreviste o per arrivare a fine mese. Dall’altro c’è chi accende un prestito per acquistare beni durevoli: l’auto nuova, il televisore, i mobili, gli elettrodomestici — tutti quegli acquisti importanti che un tempo si facevano più spesso con i risparmi. Dietro questi numeri non sempre si intravede il disagio economico che sta attraversando una parte importante del Paese. Tuttavia, negli ultimi anni l’aumento dell’inflazione ha progressivamente eroso il potere d’acquisto degli italiani: per molti gli stipendi e le pensioni sono rimaste sostanzialmente ferme, mentre i prezzi di beni e servizi sono schizzati all’insù. Il risultato è che molte famiglie, in particolar modo del cosiddetto ceto medio, per mantenere lo stesso tenore di vita di prima, si sono trovate costrette a ricorrere al credito, alimentando così quella crescita del debito privato verso banche e finanziarie che i numeri raccontano con chiarezza. 

·        Debiti a breve: positivi se sono ben al di sotto del reddito reale

Sappiamo che i consumi delle famiglie del FVG costituiscono il 60 per cento circa del Pil regionale. Per questo, come abbiamo sottolineato più sopra, quando le famiglie si indebitano a breve termine (ad esempio con prestiti o carte di credito), l’effetto può essere letto in due modi opposti. Da un lato, è un segnale positivo: le persone hanno più accesso al credito, spendono di più e questo aiuta l’economia a crescere. Dall’altro, però, può nascondere un problema: se il debito aumenta più velocemente degli stipendi, vuol dire che le famiglie fanno sempre più fatica ad arrivare a fine mese e si affidano ai prestiti per sostenersi. La cosa importante da tenere d’occhio è quindi il rapporto tra quanto le famiglie devono restituire e quanto guadagnano davvero. Finché questo rapporto resta gestibile, non c’è da preoccuparsi troppo. Ma se supera certi limiti, cresce il rischio che molte famiglie non riescano più a pagare i propri debiti, con conseguenze negative per tutta l’economia[2].

·        Tassi in salita

Negli ultimi anni sempre più persone hanno fatto ricorso a prestiti a breve termine, per fronteggiare imprevisti e difficoltà momentanee. Nell’Eurozona i tassi non sono fissi: oscillano in base alle decisioni della BCE, all’andamento dell’inflazione e al contesto economico generale. Capire se il TAEG[3] medio sta salendo o scendendo è utile per decidere se conviene aspettare o muoversi subito per richiedere un mutuo o un prestito. Quando il TAEG sale, infatti, il credito diventa più caro non solo per il tasso d’interesse in sé, ma anche per le spese accessorie che lo accompagnano. Il risultato si vede direttamente sul conto: rate più alte e importo totale da restituire maggiore. Guardando al credito al consumo, l’aumento del TAEG degli ultimi anni è stato notevole. Si è passati dal 7,64 per cento del 2021 a una crescita costante fino al 10,16 per cento nel 2023. Nei due anni successivi è oscillato attorno al 10 per cento, ma a luglio di quest’anno è salito sino 10,38 per cento. Tra la fine del 2025 e luglio 2026, se il TAEG applicato per l’acquisto delle abitazioni è rimasto invariato, quello relativo al credito al consumo è cresciuto di 41 punti base (vedi Graf. 2). Una spinta arrivata soprattutto dalle fiammate inflazionistiche che hanno colpito l’Eurozona, a cui la BCE ha risposto alzando il tasso sui rifinanziamenti, oggi al 2,65 per cento.

·        Umbria, Toscana e Sicilia le più esposte. Il Friuli Venezia Giulia tra quelle meno

La regione dove le famiglie consumatrici sono più esposte a breve con banche e finanziarie è l’Umbria. Nel 2025 il debito al consumo per famiglie è stato pari a 7.514 euro (+5,1 per cento rispetto al 2024). Seguono la Toscana con 7.399 euro (+5,6 per cento) e la Sicilia con 7.383 euro (+4,5 per cento. Al terzultimo posto della graduatoria nazionale scorgiamo il Friuli Venezia Giulia con 5.845 euro di debito (+4,9 per cento), la Basilicata con 5.536 euro (+3,7 per cento) e, infine, il Trentino Alto Adige con 3.824 euro (+5,7). Il dato medio nazionale si è attestato sui 6.657 euro (+4,9 per cento) (vedi Tab. 1).

·        Pordenone e Gorizia le più indebitate. Trieste la più “virtuosa”

Sempre secondo i dati riferiti al 2025la provincia del FVG più esposta con banche e finanziarie è stata Pordenone con un debito a breve per famiglia consumatrice pari a 6.714 euro (+5,9 per cento rispetto al 2024). Seguono Gorizia con 5.845 euro (+4,9) e Udine con 5.709 euro (+5,5). L’area territoriale più virtuosa è stata Trieste con un debito familiare medio pari a 5.124 (+2,2) (vedi Tab. 2).

[1] E’ un finanziamento per acquistare beni e servizi importanti per sé o per la propria famiglia – un’auto, un elettrodomestico, un corso di lingue ecc. – oppure per affrontare situazioni in cui è necessario disporre di denaro liquido. Il finanziamento può andare da 200 euro a 75.000 euro ed è concesso da una banca o da una società finanziaria autorizzata, anche attraverso un fornitore di beni o servizi quale il negoziante o il concessionario auto. Quando serve per acquistare qualcosa – per esempio l’auto, il televisore, il corso di formazione – si chiama prestito finalizzato o “credito collegato” e, di solito, il finanziatore versa la somma direttamente al venditore. Se invece viene richiesto perché si ha bisogno di denaro liquido, si chiama prestito non finalizzato. Sono escluse dal credito ai consumatori tutte le forme di credito per esigenze che riguardano le attività professionali, quali l’acquisto di una macchina agricola o una stampante per il negozio ecc. (fonte: Il credito ai consumatori, in parole semplici. Le Guide della Banca d’Italia, 17/03/2026).

[2] Per evitare situazioni ad alto rischio di sovraindebitamento, le linee guida della Banca d’Italia consigliano che l’incidenza totale delle rate di debito (incluso quello a breve e a medio-lungo termine) sul reddito mensile disponibile non superi la soglia di un terzo (circa il 30-33 per cento).

[3] Tasso Annuo Effettivo Globale.