Presentata al Palazzo Ferdinandeo la ricerca del Leadership Lab. I dati confermano: le aziende guidate da donne investono nel lungo periodo, attraggono talenti e strutturano processi decisionali più solidi.
Si è tenuto oggi nella sede del MIB Trieste School of Management l’evento di presentazione della ricerca “Il ruolo della leadership femminile nelle aziende vinicole italiane”, promossa dal Leadership Lab della Scuola. L’incontro ha riunito imprenditori, manager, professionisti del settore vitivinicolo, la rete degli Alumni e le rappresentanze istituzionali per analizzare le dinamiche in atto nel comparto.

I lavori hanno esplorato come la crescente presenza delle donne nei ruoli apicali stia ridefinendo i modelli organizzativi del settore, accelerando il passaggio da una leadership tradizionalmente personalistica a una governance più formalizzata, inclusiva e orientata al lungo periodo.
A fare gli onori di casa e ad aprire l’evento è stato il Prof. Vladimir Nanut, CEO di MIB Trieste School of Management, che ha illustrato gli obiettivi e l’importanza del Leadership Lab.
“La nostra scuola è nata quasi 40 anni fa per affiancare ai percorsi accademici tradizionali gli strumenti professionali e operativi richiesti dal mondo delle imprese. In questi decenni abbiamo assistito a trasformazioni epocali: dalla caduta dei muri alle crisi finanziarie, fino alla rivoluzione digitale e all’intelligenza artificiali. In un contesto in cui il cambiamento è diventato permanente, le sole competenze tecniche tradizionali non bastano più: servono soft skill diffuse, comunicazione, gestione delle relazioni, pensiero critico e una leadership capace di guidare la complessità. È con questo spirito che abbiamo istituito il nostro Leadership Lab, un laboratorio con cui produciamo nuova conoscenza gestazionale; lo studio sulla leadership femminile nel vino che presentiamo oggi è un frutto concreto di questa visione applicata a un settore strategico”

Il contesto operativo e le logiche di mercato sono stati successivamente inquadrati dal prof. Pierpaolo Penco, responsabile dell’Area Wine Business di MIB Trieste e moderatore dell’incontro. “
“Il tema della leadership femminile non rappresenta semplicemente una questione di rappresentanza di genere o di equità, ma costituisce una vera e propria leva strategica per il futuro del comparto vitivinicolo. Assistiamo a una trasformazione profonda del settore: si sta superando il vecchio modello del leader solo al comando per muoversi verso organizzazioni più strutturate e governance formalizzate. I dati empirici raccolti insieme all’Associazione Donne del Vino mostrano come l’ingresso e il consolidamento delle donne nei ruoli di vertice portino un impatto concreto in termini di visione di lungo periodo, sostenibilità, competitività e valorizzazione del capitale umano”
Il cuore dell’evento è stato poi dedicato all’esposizione dei risultati della ricerca, illustrati dalla prof. Gabriella Iacono, faculty di MIB Trieste.
“La ricerca sottolinea come la leadership femminile non si caratterizzi semplicemente per uno stile più “morbido”, ma per la capacità di tenere insieme visione, relazioni e concretezza – l’analisi della professoressa Iacono – Nel mondo del vino, questo significa custodire l’identità e la storia, avendo al tempo stesso il coraggio di innovare, coinvolgere le persone e trasformare la complessità in valore. Partendo dai risultati emersi, osserveremo come le donne guidano le imprese del settore e quale contributo portano nei luoghi decisionali, mostrando come attenzione alle persone, capacità di innovare e orientamento ai risultati possano convivere e rafforzarsi reciprocamente”.

Lo studio si basa su un campione di 152 professioniste associate all’Associazione Nazionale Le Donne del Vino, composto per il 50,7% da imprenditrici e per circa il 30% da manager o dipendenti con responsabilità decisionali. A livello macroeconomico, il settore agricolo italiano conta oltre 400.000 aziende condotte da donne (un terzo del totale), e focalizzandosi sul solo comparto vitivinicolo, oltre il 28% delle aziende è a guida femminile. Dall’indagine sul campo emergono numeri significativi sull’impatto organizzativo: oltre il 60% delle imprenditrici dichiara la presenza di una delega strutturata in azienda e circa il 55% riporta una pianificazione formale del passaggio generazionale. Fortissimo è l’orientamento al lungo periodo: più dell’80% adotta una visione strategica pluriennale, mentre oltre il 75% attribuisce una priorità elevata alla sostenibilità ambientale e il 70% alla valorizzazione territoriale. La capacità competitiva si lega a doppio filo alla gestione delle risorse umane: il 78% delle intervistate considera la retention dei talenti una priorità strategica, oltre il 70% investe attivamente nella formazione interna e più del 65% ritiene il clima organizzativo un fattore critico di competitività. Lo studio dimostra inoltre che l’alta formazione è un potente acceleratore di cambiamento: tra coloro che hanno seguito percorsi di formazione manageriale avanzata, ben il 68-70% dichiara di avvalersi di strumenti di governance formalizzati.
La giornata ha successivamente dato voce alle protagoniste dirette del settore enologico.
“La nostra Associazione – il commento di Francesca Poggio, Vicepresidente Vicaria, Associazione Nazionale Le Donne del Vino – riunisce oggi quasi 1.300 socie che rappresentano la totalità della filiera vitivinicola: produttrici, ristoratrici, sommelier, enologhe, giornaliste ed esperte di comunicazione ed enoturismo. Negli ultimi anni abbiamo assistito a un forte picco di adesioni, spinto dalla necessità di far evolvere le aziende attraverso nuove competenze gestionali, l’accoglienza e la capacità di fare rete. Come confermano anche le rilevazioni del CREA, l’innovazione portata dalle donne nel settore non è soltanto tecnologica, ma è prima di tutto un’innovazione organizzativa, gestionale e relazionale. Le donne sanno valorizzare in modo sistemico il legame tra prodotto, persona e territorio, creando modelli di impresa aperti, internazionali e capaci di dialogare con il mercato contemporaneo”
“Credo che oggi il tema della leadership sia profondamente cambiato – ha sottolineato la “Master of Wine” Cristina Mercuri di Mercuri Wine Club – Per anni abbiamo associato il leader a una figura molto verticale: qualcuno che decide, controlla, accentra, dà una direzione dall’alto. Quel modello ha funzionato in un certo tipo di società e di impresa, ma oggi mostra molti limiti. I contesti in cui lavoriamo sono diventati troppo complessi per essere guidati da una sola persona che pensa di avere tutte le risposte. Per me leadership significa soprattutto creare le condizioni perché le competenze migliori possano emergere e lavorare insieme. Significa dare una visione, certo, ma anche condividere informazioni, ascoltare, delegare, costruire fiducia e fare in modo che le persone capiscano il senso di quello che stanno facendo. Nel vino questo è ancora più evidente. Un progetto forte nasce dall’incontro tra agronomia, enologia, mercato, comunicazione, hospitality, sostenibilità, dati, cultura e relazioni. Il ruolo del leader moderno è tenere insieme queste competenze e trasformarle in una direzione comune. A volte questa viene definita leadership al femminile. Io preferisco chiamarla leadership contemporanea. Un buon leader oggi non è chi trattiene tutto nelle proprie mani, ma chi rende più forte l’ecosistema intorno a sé. Chi sa scegliere persone competenti, farle crescere, responsabilizzarle e costruire valore attraverso il lavoro condiviso. La vera autorevolezza, per me, nasce dalla capacità di generare fiducia, visione e risultati insieme agli altri.”
A completare il quadro delle testimonianze è stata Gabriella Vettoretti, imprenditrice e diplomata MIB, che ha portato all’attenzione della platea il caso di studio di Gabi Wines.
“L’esperienza di alta formazione al MIB mi ha trasmesso la visione strategica e la determinazione necessarie per compiere una vera svolta imprenditoriale. Provengo da una famiglia contadina di Valdobbiadene e per anni ho lavorato nell’azienda familiare. Tuttavia, di fronte alla trasformazione del mercato del Prosecco, ho avvertito l’esigenza di mettere al centro l’identità del territorio, la sostenibilità e la cura della filiera. Da qui nasce Gabe SRL, un progetto che unisce l’anima produttiva – con l’acquisizione di una tenuta agricola e dell’agriturismo Casa Oltraval – a una rete distributiva di selezioni vitivinicole orientata alla valorizzazione dei piccoli produttori d’eccellenza. È la prova che con competenze, passione per la terra e capacità di fare squadra si possono costruire modelli d’impresa moderni e coerenti con i propri valori”.
I lavori di questa giornata hanno ribadito un messaggio netto: la leadership femminile nel vino non rappresenta semplicemente una tematica di rappresentanza di genere, ma costituisce una vera e propria leva di trasformazione organizzativa. Le donne alla guida delle imprese vinicole dimostrano quotidianamente di saper coniugare il radicamento sul territorio con le sfide della sostenibilità sistemica, rendendo le aziende più strutturate, solide e pronte ad affrontare la competizione sui mercati globali.