Venerdì 2 ottobre alle 18, al Cinema Ariston di Trieste, Domenico Iannacone torna in scena con Cercando Umanità, la conversazione scenica dedicata al nostro tempo, alle sue ferite sociali e alla difficoltà, sempre più evidente, di riconoscere l’altro. L’appuntamento recupera lo spettacolo previsto lo scorso 1 luglio al Giardino del Museo Sartorio e interrotto dalla pioggia.
Il festival Approdi riporta a Trieste Domenico Iannacone con Cercando Umanità, dopo l’interruzione per pioggia dello spettacolo previsto lo scorso 1 luglio al Giardino del Museo Sartorio. L’appuntamento è fissato per venerdì 2 ottobre alle ore 18 al Cinema Ariston, nell’ambito del secondo atto della decima edizione del festival. Per consentire a tutti gli spettatori già in possesso del biglietto di assistere al nuovo appuntamento, sarà possibile accedere alla replica attraverso un biglietto di cortesia a tariffa simbolica di €5, riservato ai possessori del biglietto della serata del 1 luglio. I biglietti sono altrimenti disponibili in prevendita presso Ticket Point Trieste, anche online.
Quasi una naturale conclusione dell’esplorazione del tema della decima edizione del festival – Cercando Umanità – l’incontro con Iannacone rappresenta uno dei momenti più coerenti e attesi della rassegna. Il giornalista e autore televisivo ha infatti costruito il proprio lavoro attorno a una domanda semplice e radicale: quale è l’umanità nei luoghi dove nessuno guarda?
Nato in Molise nel 1962, Domenico Iannacone arriva in Rai nel 2001 e da lì inizia a percorrere l’Italia non per inseguire le notizie del giorno, ma per fermarsi dove le notizie non arrivano mai: nelle periferie, nei quartieri dimenticati, tra le persone che il sistema ha smesso di vedere.
La sua attività si concentra sull’analisi delle trasformazioni dell’Italia contemporanea, dando voce a realtà spesso dimenticate dal dibattito pubblico: lavoro, diritti, marginalità e disagio sociale. Non è il giornalismo dell’urgenza o dello scoop, ma quello della presenza. Iannacone si siede accanto alle persone, le ascolta, le segue nel quotidiano. Il suo stile è riconoscibile: pacato, empatico, capace di fare del silenzio uno strumento narrativo.
Con I dieci comandamenti prima, e poi con Che ci faccio qui, porta in televisione un format che in Italia non aveva precedenti: il giornalista che si immerge in una realtà, quasi scomparendo in essa, per restituire allo spettatore non un’analisi, ma un’emozione.
In ogni puntata vengono raccontate storie di persone che hanno inseguito i propri sogni e realizzato i propri progetti, che hanno fatto qualcosa per gli altri, che hanno vissuto momenti drammatici — persone che possano essere un esempio per tutti. Emblematica è la storia di Eugenia Carfora, preside di un istituto in una delle zone più difficili della Campania, raccontata da Iannacone con tale forza che la Rai ne ha poi tratto una fiction. Non un personaggio straordinario nel senso convenzionale del termine, ma una donna che ogni giorno sceglie di restare, di resistere, di credere nei ragazzi che altri hanno già abbandonato.
Lo stesso Iannacone ha spiegato così il suo sguardo sul mondo: «Ci sono persone che ogni giorno si alzano e scelgono di vestirsi di una cosa che non si può comperare: l’umiltà.» È questa la materia di cui è fatto il suo giornalismo: raccontare la dignità ordinaria di chi resiste.
Per cinque volte vincitore del Premio Ilaria Alpi, Iannacone è oggi una delle voci più autorevoli del giornalismo italiano. La nuova stagione di Che ci faccio qui, tornata in onda nel giugno 2026 su Rai 3, si è aperta con una puntata intensa e delicata dedicata a uno dei temi più complessi dell’esistenza umana: il fine vita e il ruolo delle cure palliative. Con il suo stile empatico e diretto, Iannacone accompagna il pubblico all’interno di una realtà spesso poco conosciuta, dando voce a chi vive ogni giorno il difficile equilibrio tra sofferenza, assistenza e dignità.
Un ulteriore segnale di come il suo lavoro non cerchi il clamore, ma la verità nascosta nelle pieghe del quotidiano. Il suo giornalismo si immerge nelle storie invisibili, restituendo voce, dignità e senso. In un’epoca in cui la televisione tende a semplificare e a polarizzare, il suo lavoro va nella direzione opposta: rallenta, approfondisce, lascia spazio alla complessità delle persone.
I biglietti sono disponibili al prezzo di 15 euro intero e 12 euro ridotto presso Ticket Point Trieste (Galleria Rossoni, Corso Italia 9), online e alla porta.
Il festival Approdi è una manifestazione culturale organizzata dall’associazione Vitamina T in co-organizzazione con il Comune di Trieste con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia (Assessorato regionale alla cultura e allo sport), della Fondazione Casali e di Io sono Friuli Venezia Giulia; si svolge in collaborazione e partnership con Trieste Estate, Fineco Bank, Compagnia Bellanda, Il Rossetti Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Teatro Miela e Cooperativa Bonawentura, Associazione Casa del Cinema di Trieste, Circolo Controtempo, Servizi Teatrali, Istituto Regionale Rittmeyer per i Ciechi, San Martino al Campo e Una luce sempre accesa.