A Fiumicello Villa Vicentina, martedì 6 ottobre, il docufilm “Fiume o morte” di Igor Bezinović rilegge l’impresa dannunziana attraverso gli occhi degli abitanti di oggi tra memoria, identità, costruzione di un mito politico e rapporto tra passato e presente. La proiezione – alla presenza dello scenografo del film Anton Špacapan Vončina – sarà in sala Bison, con inizio alle 20.30. Ingresso libero

Gabriele D’Annunzio e l’impresa di Fiume, come si fa a riconoscere un mito politico quando si smette di guardarlo come storia e si comincia a guardarlo come spettacolo? A instillare questa domanda, martedì 6 ottobre, a Fiumicello Villa Vicentina arriva il docufilm “Fiume o morte” diretto dal regista croato Igor Bezinović. La pellicola sarà proiettata alle 20.30, in sala Bison (in via Gramsci, 6). La serata, con ingresso libero, è organizzata dal Comitato provinciale ANPI di Udine con il sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e con il patrocinio del Comune di Fiumicello Villa Vicentina. All’incontro interverranno Fabio Luongo, assessore comunale alla Cultura, Antonella Lestani, presidente ANPI provinciale di Udine, e Anton Špacapan Vončina, scenografo del film.

Il film racconta i sedici mesi di occupazione di Fiume (l’odierna Rijeka) iniziata nel settembre 1919, quando D’Annunzio entrò in città con i suoi legionari. Bezinović, originario proprio di Rijeka, affronta quella vicenda attraverso gli occhi degli abitanti contemporanei. Il suo, però, è un documentario poco convenzionale: oltre a fotografie, a documenti d’archivio e a interviste degli abitanti di Rijeka si avvale di ricostruzioni storiche interpretate dagli abitanti di oggi (spesso non attori professionisti) e di una forte componente ironica, quasi grottesca. Il 1919 viene calato dentro la città contemporanea: una persona che oggi fa un normale lavoro può diventare per qualche minuto un legionario di D’Annunzio. E spesso, dietro l’attore in uniforme, continuano a passare persone normali. Ne nasce, dunque, una docufiction collettiva che non vuole ricostruire o solo ricordare che cosa fece D’Annunzio, ma interrogarsi su come la città ricorda – o non ricorda – oggi quella storia, arrivando così anche a parlare di memoria, identità italiana e croata, nazionalismo, propaganda, costruzione di un mito politico e rapporto tra passato e presente.