È stato presentato nella mattinata di oggi, giovedì 29 ottobre, alla Casa Internazionale delle Donne di Trieste, il progetto “La violenza nelle coppie adolescenti: le parole per dirla”.

Il progetto è promosso dalla Casa Internazionale delle donne di Trieste con il sostegno di UniCredit attraverso il Fondo Carta Etica e si colloca dentro il grande bisogno di interventi informativo-educativi che emergono dai dati Istat e Ipsos. La ricerca promossa da Save the Children (2025) ed elaborata da Ipsos e i dati ISTAT dello stesso anno mettono in evidenza che la cosiddetta Teen Dating Violence (TDV), cioè la violenza che si esplica nelle prime relazioni di coppia, è ampiamente diffusa in Italia così da costituire un rischio ancora sottovalutato per la salute psichica e per l’autostima di ragazze e ragazzi.

Il sostegno di UniCredit al progetto è reso possibile dal Fondo Carta Etica, alimentato dalle carte di credito “Etiche” della banca. Dal 2005 ad oggi il Fondo ha raccolto oltre 50 milioni di euro, contribuendo alla realizzazione di più di 1.680 iniziative sociali in tutta Italia a favore delle comunità e delle persone più fragili, confermando l’impegno di UniCredit nella creazione di valore sociale sui territori.

«Come UniCredit» ha dichiarato Cristiano Covacich, Area Manager Retail Trieste e Gorizia di UniCredit, intervenuto alla conferenza stampa assieme a Rossella Tescaro, Direttrice Filiale UniCredit Trieste Battisti, e a Dino Gandusio, Territorial Development Nord Est UniCredit, «crediamo che essere al fianco delle comunità significhi anche contribuire alla crescita culturale e sociale delle nuove generazioni. Per questo abbiamo scelto di sostenere, attraverso il Fondo Carta Etica, il progetto della Casa Internazionale delle Donne di Trieste, che affronta una tematica tanto delicata quanto attuale come la violenza nelle relazioni adolescenziali. Intervenire sui giovani con percorsi di informazione, ascolto e sensibilizzazione significa promuovere una cultura del rispetto, della consapevolezza e della parità, favorendo relazioni sane e contribuendo a prevenire situazioni di disagio e violenza. Il valore di questa iniziativa risiede anche nella capacità di creare una rete tra scuola, associazioni e territorio, generando un impatto positivo e duraturo sulla comunità».

«La Casa Internazionale delle Donne — ha detto la presidente Daniela Gerin — ha come impegno statutario la lotta alla violenza di genere ed ogni attività da noi proposta dedica sempre un’attenzione particolare a questo enorme problema. Lo scorso anno abbiamo proposto un incontro pubblico di conoscenza e riflessione sulle leggi nazionali, sul tema del consenso e della giustizia riparativa; quest’anno ci dedichiamo agli interventi nelle scuole e in tutti i corsi di italiano per donne straniere, che vedono una sessantina di donne presenti ogni anno, i temi della salute femminile e della violenza domestica vengono sempre introdotti come percorsi di ‘cittadinanza attiva’».

È intervenuta quindi Daniela Paci, insegnante e formatrice, una delle professioniste coinvolte nel progetto, che ha ricordato che questo percorso nasce nel 2013 e ha finora raggiunto 4000 ragazzi e ragazze: «Sostanzialmente» ha dichiarato Paci «è un progetto di prevenzione primaria: tutti gli organismi internazionali hanno capito che per contrastare la violenza di genere è fondamentale lavorare in prevenzione dando parola ai giovani con la mediazione di un adulto esperto: attraverso una serie di attività cerchiamo di capire assieme quali sono i campanelli d’allarme, quando un rapporto diventa di dominazione e controllo, dove mettere il limite. I ragazzi e le ragazze sono protagonisti in prima persona».

Nello specifico gli obiettivi del Progetto sono tre:

1. sensibilizzare e informare ragazzi/e sulla Teen Dating Violence (TDV)

2. esplorare i vissuti dei e delle adolescenti su questo fenomeno

3. valutare l’efficacia dell’intervento proposto attraverso la somministrazione di questionari anonimi alla fine degli incontri.

Un progetto che finora ha funzionato molto bene, come confermato dalla professoressa Paola Russo, insegnante all’istituto Volta, che ha affermato: «È stato fondamentale concentrarsi sulle parole, perché spesso nei ragazzi e nelle ragazze non c’è consapevolezza del fatto che la violenza comincia proprio dalle parole, ben prima di arrivare alla violenza fisica e ai femminicidi».

Novità di quest’anno è la partecipazione di un giornalista, Simone Modugno, che affiancherà la giornalista presente gli anni scorsi: «Certi modelli di mascolinità tossica un tempo propinati prevalentemente dalla tv commerciale» ha detto Modugno «esistono ancora, sono rientrati dalla finestra dei social con l’aggravante che il rapporto è uno a smartphone, quindi molto individualizzato. Spero di riuscire a portare un punto di vista alternativo nell’ambito di un maschile in crisi che si interroga su un modello diverso di mascolinità. I ragazzi faticano a parlare tra di loro, rischiano di sentirsi colpevolizzati, e confido che la maggiore vicinanza di età favorisca lo scambio».

Hanno aderito al progetto 15 classi di quattro istituti superiori di Trieste (Da Vinci-Sandrinelli-Carli, Max Fabiani-Deledda, Petrarca, Volta): per ogni classe sono previsti 3 incontri di 2 ore ciascuno, gestiti da professioniste esperte sulla tematica e da due giornalisti, un uomo e una donna.

A maggio 2027 è previsto un intervento in plenaria di 3 ore con tutte le classi e gli insegnanti, al fine di restituire quanto emerso negli incontri e di raccogliere le riflessioni e le eventuali proposte delle ragazze e dei ragazzi rispetto al prosieguo.

È stato invitato a fare un suo intervento informativo anche il Centro antiviolenza Goap, che oltre ad essere un punto essenziale e qualificato di accoglienza per le donne, da quest’anno lo può essere anche per le minori di età che hanno compiuto i 14 anni e che si presentano da sole a chiedere consigli e/o aiuto.