Giunto alla sua terza e ultima settimana di programmazione, l’edizione 2026 del Padova Jazz Festival approda al Teatro Verdi, che ospiterà le tre serate più prestigiose della kermesse. I primi a calcare il palco del Verdi, giovedì 5 novembrealle ore 21, saranno il cantante Kurt Elling e gli Yellowjackets, che assieme daranno vita a un omaggio alle musiche dei Weather Report. La line up in scena vedrà la presenza di Russell Ferrante alle tastiere, Bob Mintzer al sax, Dane Alderson al basso e Marcus Finnie alla batteria.
Nel pomeriggio, a scaldare l’atmosfera con un jazz anch’esso carico di groove, sarà l’organista Vito Di Modugno, che si esibirà alle ore 18:30 al Ridotto del Teatro Verdi in quartetto con Michele Carrabba al sax, Pietro Condorelli alla chitarra e Massimo Manzi alla batteria.
Radio Cafè, media partner del festival, sarà presente al Teatro Verdi con una postazione per realizzare e trasmettere in diretta la trasmissione “Il Jazzofono” dalle ore 20 alle 21.

L’unione tra Kurt Elling e gli Yellowjackets crea una collaborazione avvincente tra due superpotenze del jazz: Elling è celeberrimo per l’istrionismo improvvisativo e la voce di baritono che lo ha fatto definire “un Frank Sinatra dotato di superpoteri”; gli Yellowjackets sono una leggenda del jazz fusion. Una simile band è fondamentale per permettere a Elling di volare alto in “Celebrate Weather Report”, un omaggio alla musica dei Weather Report, band mitologica della stagione aurea della fusion. La loro musica rivive attraverso audaci reinterpretazioni ed esplorazioni originali.
Tra una diva jazz e l’altra, ogni tanto sulla Terra arriva anche una voce jazz maschile carismatica. Kurt Elling, chicagoano classe ’67, con la sua immagine e gli atteggiamenti sfacciatamente hip è piombato come un ufo nel felpato mondo dello swing moderno. Risultato, anche per via delle doti vocali: un successo planetario, sancito dalle ripetute vittorie nei referendum sia di DownBeat (per tredici anni consecutivi a partire dal 2000!) che di Jazz Times come migliore voce maschile. Aggiungete poi due Grammy Awards (e una quindicina di nomination), una incalcolabile quantità di premi della Jazz Journalists Association e altri trofei raccolti in Europa.
Dopo un lungo sodalizio con la Blue Note, nel 2007 Elling è approdato alla Concord, continuando a sfornare dischi in cui l’irresistibile fascino canoro si somma a programmi musicali composti con bizzarra maestria. Sotto l’egida del producer Don Was (specializzato in Bob Dylan e Rolling Stones), nel 2011 inizia un nuovo corso nella carriera del cantante, con l’album The Gate. Un’opera beffarda che poneva Elling davanti all’inevitabile bivio creato dal successo: da una parte si prosegue lungo la strada del jazz, dall’altra si imbocca la rock avenue. Allora da che parte prendere? Elling imboccò entrambe le direzioni, dimostrando come cantante pop un’autorevolezza espressiva pari alle sue doti di jazz performer. Il circuito virtuoso tra il richiamo pop del repertorio e la sofisticata levatura jazzistica di Elling fu confermato dai successivi 1619 Broadway – The Brill Building Project (2012) e Passion World (2015). Un decennio e sei dischi dopo (senza contare quelli del progetto SuperBlue) ritroviamo Elling in una nuova avventura con gli Yellowjackets che rinsalda il legame tra il jazz e i linguaggi moderni del rock.

All’inizio fu il Robben Ford Group, creato nel 1977 dal leggendario chitarrista, che riunì attorno a sé alcuni dei più affermati musicisti di studio del momento: il tastierista Russell Ferrante, il bassista elettrico Jimmy Haslip e il batterista Ricky Lawson. Una miscela di talenti che rivelò da subito la perfetta riuscita della sua alchimia. Per far fronte alla richiesta di una produzione discografica più commerciale, gli stessi musicisti assunsero poi il nome Yellowjackets, con Ford che figurava solamente come guest artist per questioni contrattuali. Il successo della band, sotto il nuovo nome, fu pressoché immediato a partire dal debutto discografico nel 1981. Allontanandosi progressivamente dall’iniziale impostazione R&B, gli Yellowjackets sono diventati campioni del genere fusion, conservando la loro originaria predisposizione ritmica e declinandola in chiave jazz. L’aspetto melodico, strada facendo, si è fatto molto accentuato, consentendo agli Yellowjackets di imporsi come band di riferimento dello smooth jazz americano.
Nel corso oltre 45 anni il suono degli Yellowjackets è stato contrassegnato dalla presenza di musicisti come il sassofonista Marc Russo e i batteristi William Kennedy, Peter Erskine e Terri Lyne Carrington. Tra gli attuali membri della band c’è ancora un componente della formazione originaria: Russell Ferrante. Ma anche il sassofonista Bob Mintzer è immancabilmente identificato col marchio degli Yellowjackets, facendone parte ininterrottamente dai primi anni Novanta. Per questo tour, alla batteria ci sarà Marcus Finnie, collaboratore di lunga data di Kurt Elling. Un sodalizio tra virtuosi dei rispettivi strumenti.
L’organ quartet di Vito Di Modugno è uno dei gioielli (nascosti) del jazz italiano. Rispolverarlo e riscoprirlo sarà una sorpresa per chi non lo conosce e una gioia per chi ha avuto modo di ascoltare, magari a ripetizione, i fenomenali dischi del tastierista pugliese. La band, forte delle presenze di due apprezzati professionisti come Pietro Condorelli alla chitarra e Massimo Manzi batteria e di un solista tutto da scoprire come l’infervorato sassofonista Michele Carrabba, emerge dalle session discografiche effettuate per l’etichetta Red Records, che iniziano nel 2002 con Organ Grooves. A questo album d’esordio, esuberante, esplosivo, vero gesto d’amore verso le sonorità dell’organ jazz storico ma ricco anche di spunti originali, Di Modugno ha fatto seguire Organ Trio (2006), Organ Trio vol. 2 (2009) ed East Side (2010), tutti per la Red Records. E poi ancora, per l’etichetta Abeat, My Pictures at an Exhibition (2016: la citazione dal supergruppo prog Emerson, Lake & Palmer non è casuale), Songs from the Soul (2018) e Black, White and Blues (2023). Occasioni discografiche che hanno permesso a Di Modugno di collaborare con artisti come Jerry Bergonzi, Fabio Morgera, Fabrizio Bosso, Fausto Leali, Sandro Gibellini.
Un vero talento naturale per l’organo, Vito Di Modugno si è esibito per la prima volta in pubblico all’età di cinque anni (nel 1973), debuttato ufficialmente nell’orchestra del padre. Lo ritroviamo poi, ormai adulto, assieme a Patty Pravo nella seconda metà degli anni Novanta. Gli anni Duemila vedono l’ascesa delle sue quotazioni come organista jazz, riconosciute anche da molteplici ottimi piazzamenti nel referendum di DownBeat nella categoria “Hammond Organ World”.
Il Padova Jazz Festival è organizzato dall’Associazione Culturale Miles presieduta da Gabriella Piccolo Casiraghi, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Padova e l’Assessorato alla Cultura della Regione Veneto, con il contributo di Bosco Costruzioni e di Volksbank e con il sostegno del Ministero della Cultura.
Informazioni:
Associazione Culturale Miles
Via Montecchia 22 A, 35030 Selvazzano (PD)
Tel.: 347 7580904
e-mail: [email protected]
web: www.padovajazz.com
Direzione artistica: Gabriella Piccolo Casiraghi
Consulenza artistica e Ufficio stampa: Daniele Cecchini
cell. 348 2350217 e-mail: [email protected]
BIGLIETTI
Ridotto Teatro Verdi
Prevendite online (+ diritti di prevendita):
Speciale studenti: biglietto unico studenti 5 euro
Valido per qualsiasi studente di ogni istituto, su presentazione di badge che lo attesti
Disponibile solo il giorno stesso al botteghino, fino a esaurimento (disponibilità limitata)
Teatro Verdi
Prevendite (+ diritti di prevendita):
Online su www.vivaticket.com
Presso la biglietteria del Teatro Verdi
Speciale studenti: biglietto unico studenti 10 euro
Valido per qualsiasi studente di ogni istituto, su presentazione di badge che lo attesti
Disponibile solo in biglietteria la sera stessa del concerto fino a esaurimento (disponibilità limitata, solo posti in galleria)
Disabili: 1 omaggio + 1 intero per accompagnatore
Bambini fino ai 10 anni: 10 euro
ABBONAMENTI ai tre concerti serali al Teatro Verdi:
5/11: Kurt Elling & The Yellowjackets + 6/11: Dee Dee Bridgewater + 7/11: Isaiah Collier
intero 85 euro. Posti numerati solo platea e pepiano
Acquistabile online e presso la biglietteria del Teatro Verdi