Stili di vita, diagnosi precoce e sostenibilità del sistema sanitario al centro dell’incontro. Damele: “La salute si tutela prima che la malattia arrivi”

Promuovere la prevenzione in ogni fase della vita per tutelare la salute delle persone e contribuire alla sostenibilità del sistema sanitario. È il tema al centro di “La prevenzione sempre e a ogni età”, l’incontro promosso da Fasi, il Fondo di assistenza sanitaria integrativa costituito da Confindustria e Federmanager, insieme a Confindustria Udine, che si è svolto questa mattina nel Salone d’Onore dell’associazione degli industriali a Udine.

Dagli stili di vita agli screening, il confronto ha affrontato le diverse dimensioni della prevenzione: corretta alimentazione, attività fisica e riduzione dei fattori di rischio, insieme all’adesione ai percorsi di diagnosi precoce appropriati per età e condizioni individuali. Un impegno che riguarda la salute delle persone, la continuità del lavoro e la capacità del sistema sanitario di rispondere ai bisogni di una popolazione che invecchia.

La mattinata si è aperta con i saluti di Luigino Pozzo, presidente di Confindustria Udine, e di Daniele Damele, presidente Fasi. Al confronto sono intervenuti Giovanni Capelli, direttore del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell’Istituto Superiore di Sanità; Michele Spina, direttore dell’Oncoematologia del CRO di Aviano; Francesca G. M. Sica, Chief Economist del Centro Studi Fasi; e Venanzio Ortis, mezzofondista friulano, oro e argento agli Europei di Praga del 1978. Un dialogo tra prospettive scientifiche, economiche e sportive sul valore della prevenzione lungo tutto l’arco della vita.

“Lavorare sulla prevenzione e sulla salute dei dipendenti e delle loro famiglie è fondamentale per dare stabilità e continuità all’attività produttiva. La salute dei lavoratori è anche un fattore di competitività per le imprese. Per questo dobbiamo continuare a coinvolgere i dipendenti e a sensibilizzarli sui servizi che mettiamo a disposizione insieme al Fasi. È soprattutto una questione culturale: prevenzione e sicurezza devono entrare nel modo di vivere e di rapportarsi al lavoro”, ha sottolineato Pozzo.

“Con questo incontro abbiamo voluto ribadire un principio che per il Fasi viene prima di tutto: la salute si tutela prima che la malattia arrivi. Promuovere corretti stili di vita e favorire l’accesso a percorsi di screening appropriati significa investire in più anni di vita in buona salute. Significa anche contribuire a ridurre il peso delle patologie evitabili sulle famiglie e sul Servizio sanitario nazionale”, ha spiegato Damele. “È una responsabilità che sentiamo come Fondo, a maggior ragione mentre ci avviciniamo ai cinquant’anni di attività: continuare a rafforzare gli strumenti di prevenzione, in dialogo con le istituzioni e al fianco dei nostri assistiti. La sanità integrativa può dare un contributo concreto alla sostenibilità del sistema, accompagnando le persone nella tutela della salute, a ogni età”.

Al centro anche la fragilità e i bisogni assistenziali della popolazione anziana, attraverso il progetto pilota sviluppato dal Fasi con l’Istituto Superiore di Sanità. L’indagine ha coinvolto circa 1.300 iscritti con almeno 65 anni residenti nel Lazio e nelle regioni del Triveneto — Friuli Venezia Giulia, Veneto e Trentino-Alto Adige — analizzandone condizioni di salute, autonomia e bisogni assistenziali.

“Non si può pensare di tutelare la salute soltanto attraverso la diagnosi e la cura. La sostenibilità della tutela della salute passa attraverso gli interventi di prevenzione, che sono investimenti a lungo termine: bisogna intervenire prima e offrire alle persone occasioni per seguire stili di vita attivi e sani. Dalla collaborazione con il Fasi è nato uno studio sulla diffusione della fragilità e della disabilità tra gli assistiti. Conoscerne i bisogni, anche quelli non espressi, permette di individuare interventi capaci di evitare malattie e sofferenze future”, ha spiegato Capelli.

Al centro dunque la salute degli over 65 nel Triveneto, Friuli Venezia Giulia compreso. Lo studio restituisce un quadro di autonomia diffusa, pur in presenza di patologie croniche: l’84,4% dichiara almeno una diagnosi e il 58,9% due o più. Tra quanti hanno risposto personalmente al questionario, quasi uno su due giudica tuttavia il proprio stato di salute buono o molto buono. L’88% del campione risulta autonomo, mentre l’8% presenta una condizione di fragilità, che interessa circa una persona su cinque tra gli intervistati dagli 85 anni in su.

“Lo studio ha fatto emergere, oltre ai casi di disabilità già conosciuti dal Fasi, una platea sommersa di iscritti in condizione di fragilità, intermedia tra l’autonomia funzionale e la disabilità. La stragrande maggioranza dei nostri iscritti è autonoma. Il prossimo passo sarà incrociare i dati raccolti per capire se l’elevato capitale umano della nostra popolazione, composta per due terzi da laureati, e una forte rete familiare siano fattori protettivi rispetto alla disabilità e alla fragilità”, ha affermato Sica.

Si è parlato anche di prevenzione oncologica, dalla riduzione dei fattori di rischio all’adesione ai programmi di screening per la diagnosi precoce.

“La prevenzione in campo oncologico è importantissima. Quella primaria significa modificare gli stili di vita che possono favorire lo sviluppo di neoplasie: non fumare, contrastare l’abuso di alcol, mangiare bene e muoversi. Servono campagne rivolte soprattutto ai giovani, che cominciano a bere e a fumare già in tenera età. Un altro passaggio significativo è la prevenzione secondaria: è aderire agli screening, che permettono di diagnosticare prima alcuni tumori e aumentare le possibilità di guarigione”, ha detto Spina.

Spazio, infine, al valore dell’attività fisica come abitudine quotidiana da mantenere a ogni età, anche dopo la conclusione di un percorso agonistico.

“Finita l’attività agonistica, non ho mai smesso di fare sport, ovviamente con quantità e modalità diverse. Dal 1983 a oggi ho sempre continuato a mantenermi attivo. Lo sport, inteso anche come movimento in generale, è una medicina per la salute e costa poco: basta uscire di casa per fare una passeggiata oppure andare in palestra. Muoversi fa bene e bisogna farlo”, ha raccontato Ortis.

La prevenzione fa bene alla salute e anche ai conti. Le stime sul valore economico, specie degli screening oncologici, indicano che ogni euro aggiuntivo investito può generare circa tre euro di benefici nel lungo periodo. Su un piano più ampio, le evidenze internazionali sugli interventi di prevenzione indicano ritorni che possono raggiungere i 14 euro per ogni euro investito. Benefici che vanno oltre il risparmio sanitario e comprendono il valore economico e sociale di una popolazione più sana.