Un romanzo che attraversa il tempo della memoria e quello della Storia, interrogando il peso delle eredità familiari e delle vicende collettive: Quanto costa il tempo, è il fortunato esordio narrativo del medico e scrittrice triestina di origini tedesche Catrin Simeth, un romanzo coinvolgente e vibrante, capace di intrecciare memoria familiare e grande Storia in un racconto che attraversa generazioni, luoghi e identità. Una nuova presentazione pubblica è fissata per domani, mercoledì 9 novembre, alle 18.30 all’Antico Caffè San Marco, a Trieste, dove l’autrice sarà in dialogo con il giornalista Cristano Degano.
Pubblicato da Vita Activa Nuova edizioni e accompagnato dalla postfazione dello scrittore e critico letterario Giulio Mozzi, il libro è un intenso racconto di viaggio nello spazio e nel tempo, in cui la dimensione privata si intreccia con la storia europea del Novecento. La voce narrante torna insieme alla sorella nel luogo che ha dato i natali a entrambe: un piccolo villaggio della Baviera che diventa il palcoscenico in cui riaffiorano ricordi familiari, testimonianze e frammenti di vita legati alle vicende che hanno attraversato l’Europa prima, durante e dopo la Seconda guerra mondiale. Attraverso una trama fatta di ritorni, rievocazioni e improvvisi flashback, il passato torna a interrogare il presente: emergono figure, storie e silenzi che raccontano il costo – personale e collettivo – del tempo trascorso e delle memorie rimaste irrisolte. Il romanzo costruisce così una riflessione sulla memoria come spazio narrativo complesso, fatto di deviazioni, lacune e improvvise illuminazioni, dove realtà e racconto si mescolano fino a diventare inseparabili.
Tra i fili più vivi del racconto affiora la figura della nonna, narratrice affascinante e imprevedibile, capace di trasformare ricordi e invenzioni in storie memorabili: una presenza che diventa simbolo della potenza del racconto orale e della trasmissione delle memorie familiari. Da questa trama di ricordi nasce un’eredità sentimentale e di memoria che l’autrice ha voluto idealmente dedicare ai propri figli, come gesto di restituzione e continuità tra generazioni.