Una bella storia mette in relazione la pianura di Parma con Venezia

Il 14 luglio 1902 Venezia assistette al crollo del Campanile di San Marco, affettuosamente chiamato “El Paron de Casa”. In pochi istanti, un millennio di storia si trasformò in un cumulo di macerie. Da quel momento prese avvio una delle più straordinarie imprese di ricostruzione dell’Italia del Novecento, guidata dal motto “com’era e dov’era”.

Tra le storie di quella ricostruzione emerge la Fornace Pizzi di Gramignazzo nel Comune di Sissa Trecasali, in provincia di Parma. Secondo fonti storiche locali, la fornace contribuì alla rinascita del Campanile fornendo circa 203.000 mattoni, realizzati con l’argilla delle golene del Taro e la sabbia del Po. Quei caratteristici laterizi rossi raggiunsero Venezia attraverso il vicino porto fluviale di Torricella, seguendo la grande via d’acqua del Po fino alla Laguna che ricordano antichi rapporti commerciali tra il territorio parmense e la Serenissima.

La Fornace Pizzi riuscì a riprodurre mattoni con colore e formato così simili a quelli originali da poterli integrare senza che si notasse la differenza. Una qualità tecnica che ben si accordava con il principio del “com’era e dov’era”. Tra l’altro la ricostruzione del Campanile coincise nel 1900 con la nascita a Venezia della Società di Navigazione Fluviale e nel 1906 a Mantova la Società Mantovana Barcai. L’impiego di rimorchiatori a vapore e convogli di barconi sulla rete fluviale consentiva il trasporto delle merci più pesanti, tra cui materiali da costruzione e il carbone destinato alla Fornace.

“Con il progetto El Paron de Casa – ha detto Vittorio Baroni, autore del progetto El Paron de Casa – ci piacerebbe poter sviluppare una nuova iniziativa culturale con il Comune di Sissa Trecasali e portare in Emilia Romagna la nostra mostra sul Campanile di San Marco assieme alle opere realizzate con i resti del Campanile di San Marco dello scultore veneziano Giorgio Bortoli che fu tra i primi a recuperare i mattoni dal fondale antistante San Nicolò del Lido dove i mattoni erano stati scaricati dopo il crollo”.

“Valorizzare un territorio – ha sottolineato Tiziana Tridente, vicesindaca del Comune di Sissa Trecasali – a mio avviso vuol dire cercare collaborazioni culturali con enti e associazioni anche al di là del proprio contesto regionale. È proprio questo il caso! Il legame che unisce il nostro territorio e Venezia è attestato da una tradizione orale che si tramanda da più di un secolo e ringrazio il progetto El Paron de Casa per aver accettato la sfida di valorizzare la Fornace Pizzi di Gramignazzo”.

Oggi, a 124 anni dal crollo del Paron de Casa questa vicenda restituisce il giusto valore a un capitolo poco noto della storia italiana. Ogni mattone partito da Gramignazzo racconta come la ricostruzione del Campanile di San Marco sia stata il risultato del contributo di territori diversi, uniti dalla grande via d’acqua del Po e dal desiderio comune di restituire uno dei monumenti più iconici del mondo.