Uno studio della Fondazione Italiana Fegato, pubblicato sulla rivista Foods, analizza oltre 13.000 prodotti preconfezionati disponibili in Italia: la maggior parte presenta un profile nutrizionale sfavorevole

Gli alimenti ultra-processati, o UPF, non costituiscono un gruppo nutrizionalmente uniforme e il 64,3% di oltre 13.000 prodotti analizzati  è stato classificato con un Nutri-Score D o E, le due categorie meno favorevoli dal punto di vista della qualità nutrizionale.

È questo il principale risultato di un nuovo studio condotto dalla Fondazione Italiana Fegato, in collaborazione con l’Università degli Studi di Trieste e il Philippine Council for Health Research and Development, e pubblicato sulla rivista scientifica Foods.

Lo studio – realizzato dall’Unità di ricerca MASLD della FIF e firmato da Melvin Bernardino, Julia Theresa Regalado, Silvia Gazzin, Claudio Tiribelli e Natalia Rosso – è stato pubblicato sulla rivista Foods con l’articolo intitolato “Are All Ultra-Processed Foods Created Equal? Descriptive Analysis of Nutritional Composition, Nutritional Quality, Energy Density and Hyperpalatability in Relation to Non-Communicable Disease Risk” (https://doi.org/10.3390/foods15152651)

Ben 13.025 prodotti ultra-processati commercializzati in Italia sono stati valutati non soltanto in base al loro livello di trasformazione industriale, bensì anche considerando la composizione nutrizionale, il Nutri-Score, la densità energetica e la presenza di combinazioni di nutrienti associate all’iperpalatabilità. I risultati mostrano che, pur appartenendo tutti al Gruppo 4 della classificazione NOVA, corrispondente agli alimenti ultra-processati, i prodotti differivano notevolmente per caratteristiche nutrizionali, densità energetica e iperpalatabilità.

«Il nostro studio mostra che classificare un alimento esclusivamente in base al suo livello di trasformazione industriale potrebbe non essere sufficiente per comprenderne pienamente il potenziale impatto sulla salute», spiega Melvin Bernardino, autore corrispondente dello studio.

«Gli alimenti ultra-processati differiscono notevolmente tra loro. Per valutarli in maniera più completa è necessario considerare anche la loro composizione nutrizionale, in particolare i nutrienti critici come grassi totali, grassi saturi, zuccheri e sale, oltre alla densità energetica, all’iperpalatabilità e al ruolo che svolgono nell’alimentazione complessiva».

I principali risultati dello studio

La maggior parte dei prodotti presenta un profilo nutrizionale sfavorevole
Nel complesso, il 64,3% dei prodotti è stato classificato con un Nutri-Score D o E, le due categorie meno favorevoli dal punto di vista della qualità nutrizionale.
Gli snack costituiscono il principale gruppo alimentare e sono pari al 41,4% di tutti i prodotti analizzati, mostrando anche il profilo nutrizionale più critico. Circa l’87% degli snack è infatti classificato con un Nutri-Score D o E. Questa categoria presenta inoltre i valori mediani più elevati di energia, carboidrati, grassi saturi e zuccheri.
Le carni processate si distinguono per l’elevato contenuto di sale, mentre grassi e salse presentano le quantità più elevate di grassi totali.
Al contrario, alcune categorie, tra cui le alternative vegetali e determinati prodotti a base di frutta e verdura, mostrano profili nutrizionali relativamente più favorevoli.
Lo studio ha inoltre rilevato che alcune categorie di alimenti ultra-processati, precedentemente associate negli studi epidemiologici a un rischio inferiore o neutro di malattie croniche, comprendevano comunque numerosi prodotti con un profilo nutrizionale sfavorevole.

Il ruolo dell’iperpalatabilità
Lo studio ha valutato anche la presenza di combinazioni di nutrienti capaci di rendere gli alimenti particolarmente gratificanti e invitanti al consumo, come grassi e zuccheri, grassi e sale oppure carboidrati e sale.
Una quota considerevole dei prodotti analizzati soddisfa almeno uno dei criteri di iperpalatabilità. Queste combinazioni sono distribuite in maniera diversa tra le varie categorie alimentari: le combinazioni di grassi e zuccheri sono particolarmente frequenti negli snack e nei prodotti lattiero-caseari, mentre quelle di grassi e sale sono più comuni nelle carni processate, nelle salse, nei piatti pronti e nelle alternative vegetali.
L’iperpalatabilità può favorire un consumo più rapido o un’assunzione superiore rispetto alle reali necessità energetiche. Lo studio, tuttavia, non ha valutato direttamente il comportamento alimentare dei consumatori.

Un messaggio per i consumatori e i decisori politici
 I risultati confermano le preoccupazioni relative al consumo di alimenti ultra-processati (UPF), poiché molti di essi presentano profili nutrizionali scadenti. Tuttavia, dimostrano anche che gli UPF non dovrebbero essere considerati come un’unica categoria omogenea. I consumatori dovrebbero valutare il livello di trasformazione degli alimenti, unitamente alla lettura delle etichette nutrizionali, alle dimensioni delle porzioni e alla frequenza di consumo quando assumono alimenti preconfezionati. Un approccio più articolato potrebbe identificare meglio i prodotti maggiormente a rischio per la salute e orientare gli interventi in materia di formulazione, commercializzazione, accessibilità e modelli di consumo degli alimenti.