di Jacopo Tommasini
La ragazza con la Leica di Alina Marazzi è il primo film della sezione Orizzonti ad essere presentato all’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.
Ispirandosi dall’omonimo romanzo biografico della scrittrice italo-tedesca Helena Janeczek (insignito del premio Strega), narra gli ultimi giorni di Gerda Taro, trascorsi insieme a Robert Capa e agli amici prima di rientrare sul fronte spagnolo, dove perderà la vita nella battaglia di Brunete.
La struttura narrativa oscilla tra passato e presente e alterna riprese originali con inserti documentaristici in bianco e nero (tra cui il celebre Terra di Spagna, a cui Ernest Hemingway partecipò come co-autore e voce narrante).
In questo modo Alina Marazzi ripercorre i momenti più significativi della vita della fotografa: dall’impegno politico a Lipsia durante l’ascesa di Hitler fino agli anni dell’esilio a Parigi, ritraendo il colpo di fulmine con Capa, la scoperta della fotografia e il desiderio, sempre più viscerale, di usare la propria Leica come strumento di lotta e di libertà.
In sede di montaggio, Ilaria Fraioli accompagna questi salti spaziali e temporali avvalendosi di morbide dissolvenze, capaci di raccordarli fluidamente.
Sul piano della scrittura, tuttavia, l’uso della voce fuori campo risulta spesso ridondante e,intrecciandosi a dialoghi fin troppo esplicativi, tradisce un’esposizione a tratti pigra. Sebbene il film intenda affrontare il tema dell’emancipazione femminile attraverso la figura libera e dirompente di Taro, questo proposito viene dichiarato apertamente dalla protagonista stessa («Il mondo vede solo Capa e io scompaio dietro di lui»), anziché emergere spontaneamente attraverso la potenza delle immagini.
La macchina da presa rinuncia quasi del tutto alla staticità per adottare uno stile dinamico, bene semplificato dai frequenti tracking shot che inseguono la protagonista lungo le strade parigine. Il blocking viene limitato a schemi convenzionali, ma resta degna di nota una composizione a triangolo che vede come protagonisti il geloso Robert, Gerda e un suo spasimante, che ben evidenzia le tensioni del loro legame amoroso.
A valorizzare la figura della protagonista contribuisce poi la fotografia di Manuel Alberto Claro: l’illuminazione high key, dominata da toni chiari e luminosi, viene infatti spezzata dal marcato contrasto cromatico dell’abito rosso di Gerda, facendola staccare visivamente dal contesto.
Nota di merito, infine, per il comparto sonoro: la selezione musicale e il sound design rielaborano con efficacia i canti originali delle Brigate Internazionali, favorendo un’immersione viscerale nella storia. Pur con qualche schematicità, La ragazza con la Leica si conferma un’opera ben confezionata, sorretta da un’attenta e fedele ricerca storica e capace di rendere giustizia alla prima fotoreporter donna caduta in battaglia.
