Dal 14 al 17 settembre la Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige ospita il congresso scientifico BREBCA della IOBC, l’Organizzazione internazionale per il controllo biologico e integrato, con un’ottantina di ricercatori ed esperti provenienti da diversi Paesi europei e non solo.

Le quattro giornate di confronto scientifico porteranno in Trentino competenze ed esperienze internazionali, a cominciare da quelle sviluppate in questi anni dalla FEM, su una delle sfide più delicate della moderna protezione delle piante.  L’evento segue gli incontri di Engelberg in Svizzera (2009), Hluboká nella Repubblica Ceca (2011), Bornholm in Danimarca (2015), Ponta Delgada nelle Azzorre (2018) e Aveiro in Portogallo (2023). Al centro della sesta edizione del congresso vi è l’utilizzo dei nemici naturali degli insetti dannosi per proteggere le colture, riducendo il ricorso ai prodotti fitosanitari, senza introdurre nuovi rischi per gli ecosistemi.

Tra i temi al centro di BREBCA 2026 rientrano la valutazione dei benefici e dei rischi e la governance degli agenti di controllo biologico esotici, le strategie per intervenire rapidamente ma responsabilmente in presenza di nuove emergenze, le interazioni con le specie autoctone e gli effetti dei cambiamenti climatici e dell’uso del suolo.

Il programma approfondirà inoltre l’impiego di nuovi strumenti, dalla genomica all’intelligenza artificiale e alla modellistica ecologica, per migliorare la selettività, la sicurezza e la capacità predittiva degli interventi. Particolare attenzione sarà dedicata al monitoraggio nel lungo periodo e all’integrazione del controllo biologico nelle strategie di gestione integrata degli organismi nocivi.

«Il controllo biologico non significa semplicemente individuare un nemico naturale efficace e introdurlo nell’ambiente. Occorre capire quanto sia specifico, quali interazioni possa avere con le specie già presenti e cosa accada dopo il rilascio, anche nel lungo periodo. Cosa che è stata fatta in Trentino e in Italia, per contrastare ad esempio la cimice asiatica e la Drosophila suzukii. Il congresso intende mettere a confronto benefici e possibili rischi, facendo dialogare ricerca, valutazione del rischio e applicazione sul campo” spiega Marco Valerio Rossi Stacconi, ricercatore della Fondazione Edmund Mach, referente organizzativo per FEM del meeting.

FEM leader scientifico della lotta biologica

Il tema del congresso è strettamente legato anche alle attività di ricerca della Fondazione Edmund Mach. La FEM è infatti impegnata da anni nello studio e nell’applicazione della lotta biologica classica contro alcune importanti specie invasive che interessano l’agricoltura trentina, attraverso programmi che prevedono l’individuazione, l’allevamento, il rilascio e il monitoraggio dei loro nemici naturali.

Un esempio è rappresentato dalla cimice asiatica (Halyomorpha halys), contro la quale la FEM ha partecipato al programma nazionale di lotta biologica attraverso l’allevamento e il rilascio del parassitoide esotico Trissolcus japonicus, la cosiddetta vespa samurai, e il successivo monitoraggio del suo insediamento e della sua attività sul territorio. Nel corso del programma, i ricercatori hanno seguito la capacità del parassitoide di insediarsi e contribuire al contenimento della cimice, insieme alle possibili interazioni con specie autoctone e altri organismi non bersaglio.

Un analogo programma riguarda il controllo del moscerino asiatico dei piccoli frutti (Drosophila suzukii), attraverso il parassitoide esotico Ganaspis kimorum, con attività di allevamento, rilascio e monitoraggio nel territorio.

La ricerca su questi organismi offre quindi un esempio concreto di come la lotta biologica classica richieda un approccio che non si limiti all’individuazione di un “nemico naturale” efficace, ma comprenda valutazione del rischio, sperimentazione, monitoraggio e conoscenza delle dinamiche ecologiche.