La conciliazione tra vita familiare e lavoro non è più soltanto una questione di welfare. Per le imprese può diventare anche un elemento di competitività, capace di incidere sulla capacità di attrarre e trattenere le persone e, più in generale, sulle performance aziendali. È in questo contesto che si inserisce il nuovo programma da 7,5 milioni di euro promosso dal Dipartimento per le Politiche della Famiglia, dal Dipartimento per le Pari Opportunità e da Unioncamere per accompagnare le imprese verso la certificazione del sistema di gestione conforme alla UNI/PdR 192:2026, dedicata al benessere delle famiglie e all’equilibrio tra vita professionale e personale.
Le domande per accedere ai contributi potranno essere presentate dal 21 settembre 2026 al 31 marzo 2027, salvo esaurimento anticipato delle risorse. L’obiettivo è accompagnare circa 1.000 imprese nel percorso di certificazione, attraverso servizi di assistenza tecnica e contributi per i costi della certificazione. Il 60% delle risorse è riservato alle micro, piccole e medie imprese.
A rendere particolarmente attuale la misura sono anche i dati elaborati da Unioncamere e dal Centro Studi Tagliacarne: tra le imprese che investono nel benessere dei lavoratori e in una migliore gestione dei tempi di vita e lavoro, il 35% dichiara una crescita del fatturato, contro il 22% delle altre imprese, mentre il 20% registra un aumento dell’occupazione, rispetto al 10%.
Dalle iniziative di welfare a un sistema misurabile
Il punto centrale è il passaggio da singole iniziative a un modello organizzativo strutturato: l’impresa deve definire una politica, individuare obiettivi, responsabilità e indicatori, monitorare i risultati e prevedere azioni di miglioramento.
La prassi considera diversi ambiti, dalla flessibilità del lavoro alla maternità e paternità, dal supporto ai caregiver al benessere delle persone, dai servizi per le famiglie alla continuità professionale e alle pari opportunità.
“La UNI/PdR 192:2026 porta un tema che per le HR è già molto concreto, quello dell’equilibrio tra vita professionale e personale, dentro un sistema strutturato e misurabile – commenta Marina Colapenna, People Director di TÜV Italia –. Oggi non basta più offrire singole iniziative di welfare: le persone chiedono di sentirsi realmente supportate nelle diverse fasi della propria vita. Avere un riferimento che consenta di organizzare, monitorare e verificare queste politiche significa dare loro continuità e renderle parte integrante della cultura aziendale. E questo può avere un impatto anche sulla capacità dell’impresa di attrarre e trattenere le proprie persone”.
La certificazione come elemento di verifica
Per TÜV Italia, il valore della nuova prassi sta anche nella possibilità di sottoporre le politiche di conciliazione a una valutazione indipendente di terza parte. La certificazione consente infatti all’organizzazione di dimostrare, attraverso evidenze e indicatori, come le misure adottate siano integrate nei propri processi e non rappresentino soltanto iniziative isolate.
“La novità più importante è proprio il passaggio da un insieme di iniziative a un sistema che può essere valutato attraverso criteri e indicatori definiti – spiega Anna Sara, Auditor di TÜV Italia –. La UNI/PdR 192:2026 permette di verificare come l’organizzazione gestisce concretamente temi come flessibilità, genitorialità, supporto ai caregiver e benessere delle persone. La certificazione di terza parte aggiunge un elemento di oggettività e credibilità, perché consente all’azienda di dimostrare il proprio impegno sulla base di evidenze verificabili”.
7,5 milioni per accompagnare le imprese
Il programma “Il lavoro a misura di famiglia” prevede risorse complessive per 7,5 milioni di euro, destinate sia ai servizi di assistenza tecnica sia ai costi della prima certificazione. Il contributo può arrivare fino a 14.459,01 euro per impresa, con un voucher fino a 2.459,01 euro per l’assistenza e un contributo fino a 12.000 euro per i servizi di certificazione.
La misura nasce nell’ambito del Piano nazionale per la famiglia 2025-2027 e della Strategia nazionale per la parità di genere 2021-2026, con l’obiettivo di sostenere le imprese nell’adozione di un modello organizzativo capace di integrare la conciliazione nei propri processi.
Per le imprese che stanno già lavorando su welfare, parità di genere e sostenibilità sociale, la UNI/PdR 192:2026 rappresenta quindi un ulteriore passo verso una gestione più strutturata delle politiche per le persone. La possibilità di certificare il sistema e, oggi, di accedere a un sostegno economico per farlo rende il tema ancora più concreto.
“La certificazione può aiutare le organizzazioni a dare continuità a politiche che spesso esistono già, ma che non sempre sono inserite in un disegno complessivo – conclude Marina Colapenna –. Il punto non è aggiungere nuove iniziative, ma capire se quelle che un’azienda introduce rispondono davvero ai bisogni delle persone e se producono risultati che possono essere misurati nel tempo.”