Il teatro Rossetti ha ospitato in una calda e stellata notte un importante anniversario

Il 30 settembre 1956 il Piemonte Cavalleria arrivava a Trieste, a due anni dal ritorno della città all’amministrazione italiana. Settant’anni dopo, proprio nella serata del 30 settembre 2026, quella data è stata ricordata al Politeama Rossetti con il grande concerto della Banda dell’Esercito, una serata nella quale la storia del Reggimento ha incontrato la musica e il pubblico triestino.

La Banda dell’Esercito, schierata in alta uniforme, ha aperto la serata davanti al pubblico del Rossetti, mentre l’ingresso in sala del drappello del Piemonte Cavalleria, anch’esso in uniforme ma storica, è stato accolto da un sentito applauso di riconoscenza. I militari hanno raggiunto il loro posto mentre sul palco la formazione musicale era già schierata, con gli strumenti pronti e il direttore, il Maggiore Maestro Filippo Cangiamila, alla guida dell’ensemble.

A condurre la serata sono stati Anna Vitaliani e Giampiero Marrazzo, giornalisti della Rai del Friuli Venezia Giulia, che hanno accompagnato il pubblico nei diversi momenti del programma, alternando la presentazione musicale ai richiami alla storia del Piemonte Cavalleria.

In sala erano presenti il Presidente del Consiglio Comunale di Trieste Francesco di Paola Panteca, varie autorità civili e militari tra cui il Colonnello Sandro Ricci, comandante del Piemonte Cavalleria. Una presenza istituzionale che ha sottolineato il valore attribuito alla ricorrenza, inserita in un calendario di iniziative che durante il mese di settembre ha riportato il Reggimento al centro delle celebrazioni cittadine.

Il Piemonte Cavalleria ha una storia che comincia molto prima dell’arrivo a Trieste. Le sue origini risalgono al 1692 e oggi il Reggimento appartiene alla Brigata Alpina “Julia”, con compiti legati alla ricognizione e alla cavalleria. A Trieste arrivò nel 1956 e trovò la prima sede nella Caserma “Vittorio Emanuele III”, in via Domenico Rossetti, prima del trasferimento, nel 1966, alla Caserma “Guido Brunner” di Villa Opicina, dove ancora oggi è insediato.

Nel corso dei decenni non sono mancati gli interventi al fianco della popolazione. Nel 1976 il Piemonte Cavalleria fu impegnato nelle operazioni di soccorso dopo il terremoto del Friuli, un intervento ricordato anche dalla Medaglia di Bronzo al Valore dell’Esercito conferita allo Stendardo.

Un riconoscimento concreto arrivò nel 2004, quando il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza conferì al Piemonte Cavalleria la Cittadinanza Onoraria della Città di Trieste. Il ricordo di quella giornata è tornato nelle celebrazioni del settantesimo anniversario, culminate pochi giorni fa in Piazza dell’Unità d’Italia, con l’alzabandiera e i reparti del Reggimento schierati, alla presenza dello stesso Dipiazza, del Generale di Brigata Francesco Suma e delle autorità civili e militari.

Al Rossetti, però, la ricorrenza ha trovato il suo momento centrale nella musica. Sul palco la Banda dell’Esercito occupava l’intero spazio disponibile, con le diverse sezioni disposte secondo l’organico della formazione e il direttore al centro. Le luci erano sobrie, senza effetti particolari, e illuminavano in modo uniforme musicisti e direttore, lasciando che fossero gli strumenti, le uniformi e la disposizione della formazione a caratterizzare visivamente la scena. Una scelta semplice e adeguata al tipo di concerto, che permetteva di seguire con chiarezza ogni momento dell’esecuzione.

Dobbiamo considerare che la Banda dell’Esercito ha una lunga tradizione sia musicale che istituzionale, è stata costituita nel 1964 ed è composta da 102 musicisti professionisti, diplomati nei conservatori e selezionati attraverso concorso nazionale. Il suo repertorio comprende marce, musiche celebrative, composizioni originali per banda e trascrizioni dalle opere sinfoniche al rock Dal 2019 la formazione è diretta dal Maggiore Maestro Filippo Cangiamila.Nella sua storia più recente la Banda ha mantenuto anche un ruolo importante nelle cerimonie ufficiali dello Stato e nelle manifestazioni istituzionali, affiancando all’attività concertistica quella rappresentativa dell’Esercito. La formazione ha inoltre portato la propria musica in numerosi teatri italiani e in appuntamenti internazionali, affrontando repertori diversi senza perdere il carattere legato alla propria funzione istituzionale.

Abbiamo ascoltato una formazione molto compatta, nella quale il lavoro delle diverse sezioni emergeva soprattutto nei passaggi più articolati, quando ottoni, legni e percussioni dovevano mantenere insieme precisione ritmica e dinamica. La direzione di Cangiamila seguiva con attenzione ogni entrata, controllando gli equilibri senza togliere spazio alle singole sezioni, e il risultato era particolarmente evidente nei brani nei quali l’organico della Banda poteva esprimere tutta la propria forza sonora.

Il programma ha mostrato subito quanto sia ampio il campo musicale nel quale la Banda dell’Esercito può muoversi. L’apertura con La gazza ladra di Gioacchino Rossini ha portato sul palco la scrittura brillante e ritmica dell’opera italiana, affidata a un organico nel quale la precisione degli attacchi e la chiarezza delle diverse sezioni risultavano fondamentali.

Da Rossini il concerto è passato a Georges Bizet con uno splendido arrangiamento del duetto “Au Fond du Temple Saint” da “I Pescatori di Perle”, pagina nella quale la componente melodica ha assunto un peso diverso e ha permesso di ascoltare con maggiore evidenza il lavoro dei legni e il controllo degli equilibri sonori. È stato uno dei passaggi che hanno reso evidente la capacità della formazione di cambiare carattere senza perdere compattezza.

Un altro cambio di registro è arrivato con Cavalleria Leggera di Franz Suppé, brano che appartiene a una tradizione musicale nella quale il ritmo e la brillantezza dell’organico hanno un ruolo centrale. Qui la Banda ha potuto mettere in evidenza la precisione degli ottoni e delle percussioni, mantenendo sempre ben leggibile il disegno complessivo.

La serata ha poi affrontato un repertorio di tutt’altra dimensione con La Cavalcata delle Valchirie di Richard Wagner. In questa pagina l’organico della Banda ha potuto esprimere una sonorità più ampia, con gli ottoni chiamati a sostenere la struttura musicale e le altre sezioni impegnate a mantenere equilibrio e continuità. È proprio in passaggi come questo che la direzione di Cangiamila ha mostrato il lavoro necessario per tenere insieme una formazione tanto numerosa.

Nel corso della serata la Banda ha mostrato anche la varietà del proprio repertorio, passando senza forzature dalla tradizione operistica a un brano rockeggiante come Bohemian Rhapsody dei Queen. Il brano ha modificato ancora una volta il rapporto tra le sezioni, mettendo in evidenza la capacità dell’organico di affrontare una scrittura lontana dalla tradizione bandistica senza perdere precisione e controllo.

Nel corso della serata i due conduttori hanno ricordato anche il riconoscimento conferito dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla Banda dell’Esercito, sottolineandone il ruolo e la presenza nell’ambito delle attività ufficiali dello Stato. Un passaggio che ha riportato l’attenzione sulla storia più recente della formazione, chiamata non soltanto ad accompagnare le cerimonie militari, ma anche a rappresentare attraverso la musica l’Esercito Italiano nelle occasioni istituzionali e concertistiche, tanto è vero che è stato ricordato anche il riconoscimento conferito dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla Banda dell’Esercito, sottolineandone il ruolo e la presenza nell’ambito delle attività ufficiali dello Stato. Un passaggio che ha riportato l’attenzione sulla storia più recente della formazione, chiamata non soltanto ad accompagnare le cerimonie militari, ma anche a rappresentare attraverso la musica l’Esercito Italiano nelle occasioni istituzionali e concertistiche.

Un altro cambio di prospettiva è arrivato con “La Dolce Vita”, una Suite sinfonica di Nino Rota, che ha riportato il concerto verso il linguaggio della musica da film. Qui la qualità dell’insieme si è misurata soprattutto nella capacità di conservare la linea melodica e, nello stesso tempo, di dare rilievo ai diversi impasti timbrici della formazione.

Il percorso si è concluso con “L’Altro Ennio”, composizione del Maestro, Maggiore Filippo Cangiamila, in un medley che ha riportato il pubblico alla memoria del grande Maestro e Direttore Ennio Morricone e alla sua scrittura, con un ottimo percorso musicale della serata. Dopo avere attraversato Rossini, Bizet, Suppé, Wagner, i Queen e Rota, la Banda ha chiuso il programma con una pagina legata alla propria attuale direzione, mostrando ancora una volta quanto possa essere ampio il repertorio affrontato da un grande organico di fiati. Infatti il primo bis non poteva che essere la “Marcia della Cavalleria Principe Eugenio”, marcia d’ordinanza e inno ufficiale dell’Arma di Cavalleria dell’Esercito Italiano.

È stato soprattutto nei brani più complessi che abbiamo potuto apprezzare il lavoro dei singoli gruppi strumentali, con i legni impegnati nei passaggi più mobili, gli ottoni a sostenere le parti più ampie e le percussioni a dare precisione agli attacchi e alle chiusure. Il passaggio da un linguaggio musicale all’altro non ha prodotto fratture, perché la formazione ha mantenuto una propria identità sonora e una notevole attenzione agli equilibri.

La presenza del Piemonte Cavalleria è rimasta costante anche durante il concerto. Il drappello era in sala e la sua partecipazione non appariva come un elemento aggiunto alla serata, ma come parte stessa della celebrazione. Dopo l’applauso dell’ingresso, il pubblico ha seguito il concerto con quella particolare attenzione che si crea quando ciò che avviene sul palco è direttamente collegato a una ricorrenza conosciuta e sentita dalla città.

Settant’anni di presenza a Trieste sono tanti e comprendono periodi molto diversi della storia italiana e della storia locale. Dal primo arrivo del 1956 alle operazioni dopo il terremoto del 1976, fino alla Cittadinanza Onoraria del 2004 e alla cerimonia del 16 settembre scorso, il Piemonte Cavalleria ha attraversato momenti nei quali il rapporto con la popolazione si è concretizzato soprattutto nella presenza e nel servizio.

Il concerto del Rossetti ha scelto la musica per raccontare questo anniversario e, proprio per questo, la parte più convincente della serata è stata quella nella quale le parole hanno lasciato spazio all’esecuzione. Le uniformi, il grande organico della Banda, il drappello del Piemonte Cavalleria e le luci misurate del palcoscenico componevano un quadro ordinato, senza inutili effetti, nel quale era soprattutto la musica a parlare.

A fine concerto il Presidente del Consiglio Comunale di Trieste Francesco di Paola Panteca e il Colonnello Sandro Ricci hanno ribadito la salda unione tra la città e il Piemonte Cavalleria, sottolineando lo stretto legame storico tra Trieste e questi uomini in uniforme che hanno dato alla città, da una parte, sicurezza e presenza e, dall’altra, un sentimento di amicizia e vicinanza con i cittadini.

Dopo il giusto rituale di scambio di riconoscimenti, segnato da omaggi tra i rappresentanti civili e militari, senza escludere i due bravi conduttori della serata, questa non poteva che finire con l’“Inno di Mameli”, cantato in piedi da tutto il pubblico del “Il Rossetti”, visibilmente commosso.

Al termine, dopo l’ultima esecuzione, l’applauso prolungato e fragoroso del pubblico ha chiuso una serata dedicata ai settant’anni trascorsi dal 30 settembre 1956, quando il Piemonte Cavalleria arrivò a Trieste. Una data che oggi appartiene alla storia del Reggimento, ma anche a quella più recente della città.