‘Questa non è una donna’ di Annalisa Maganuco e ‘Bond’ di Anna Nardin entreranno nel primo volume del ciclo biennale che seleziona e raccoglie i progetti che potranno partecipare al Premio Compasso d’Oro ADI 2028.

Due progetti di due studentesse dell’Accademia di Belle Arti ‘GB Tiepolo’ di Udine sono stati selezionati per entrare a far parte dell’ADI Design Index, il primo volume del ciclo biennale che seleziona e raccoglie i progetti che potranno partecipare al Premio Compasso d’Oro ADI 2028.

Il premio Compasso d’Oro, istituito nel 1954, è il più antico premio mondiale di design. Nato da un’idea di Gio Ponti fu per anni organizzato dai grandi magazzini la Rinascente, allo scopo di mettere in evidenza il valore e la qualità dei prodotti del design italiano allora ai suoi albori. Successivamente fu donato all’ADI che dal 1958 ne cura l’organizzazione: è il più prestigioso riconoscimento della qualità produttiva e progettuale di beni, servizi, processi e sistemi del design italiano.

Le opere selezionate sono Questa non è una donna di Annalisa Maganuco, diplomata in Graphic Design nel 2025 e Bond di Anna Nardin, diplomata in Product e Interior Design nel 2025, selezionate nella categoria Targa Giovani.

“Si tratta di un risultato di grande importanza. L’intera Accademia è molto orgogliosa di avere ben due progetti di due sue studentesse all’interno dell’ADI Design Index e quindi candidate per il Compasso d’Oro, il più importante premio di Design in Italia e non solo – commenta la Direttrice di ABA UD, Serena Selva –. E’ la dimostrazione che il talento e supportati dalla professionalità e dall’attenzione dei professori di ABA UD dall’altro possono davvero portare a raggiungere traguardi prestigiosi”.

Il progetto Questa non è una donna di Annalisa Maganuco, Relatore Prof. Cristian Malisan, nasce dalla volontà di affrontare il tema della violenza contro le donne attraverso il linguaggio della comunicazione visiva, trasformando il manifesto in uno strumento di memoria e sensibilizzazione. L’idea prende forma in una serie di tre manifesti, ciascuno dedicato a una donna vittima di femminicidio avvenuto rispettivamente nel 2023, 2024 e 2025. Ogni manifesto, nel formato 70×100 cm, combina il nome della vittima, la data della sua morte e il racconto della sua storia con l’illustrazione di una figura femminile frammentata, realizzata attraverso un disegno a penna. La frammentazione diventa così il simbolo della violenza subita e della distruzione fisica ed esistenziale provocata dal femminicidio.

Il progetto si fonda sul concetto di ricomposizione: la figura spezzata può essere ricostruita attraverso un gesto individuale, analogico e intimo, che assume il valore di una preghiera laica e di una riflessione silenziosa. Il manifesto, concepito come supporto bifronte, presenta sul fronte l’immagine e la storia della vittima, mentre sul retro un testo guida approfondisce il significato del progetto e il colophon raccoglie le informazioni relative alle associazioni destinatarie dei proventi delle offerte libere.

L’obiettivo principale è sensibilizzare: invitare a fermarsi, guardare e partecipare, restituendo dignità e identità alle vittime oltre il dato statistico e la narrazione mediatica. Attraverso il linguaggio del manifesto di denuncia e dell’arte performativa, il progetto utilizza il design come strumento di responsabilità e consapevolezza. Ricomporre la figura significa così compiere un gesto concreto di memoria, contrastando l’indifferenza e mantenendo vive le storie delle donne che non ci sono più.

Bond di Anna Nardin, Relatore Prof. Filippo Saponaro, Correlatore Prof.ssa Lorella Agnoletto, nasce dalla passione per la profumeria e dall’incontro con un brand newyorkese di fragranze, il cui universo olfattivo ha acceso l’idea di trasformare un profumo in consapevolezza visiva e materica. Da alcune reinterpretazioni grafiche ispirate ai profumi del brand prende forma un concept più ampio: creare un legame tra olfatto, vista e tatto attraverso il tessuto, che diventa un vero e proprio “vestito” per le fragranze.

BOND si fonda sul principio della sinestesia, una figura retorica che mette in dialogo sfere sensoriali diverse. Il progetto traduce gli stimoli olfattivi in colori, segni e superfici, portando ad un’esperienza immersiva e multisensoriale. In un’epoca dominata dalla sovrastimolazione digitale, sceglie di allontanarsi dalla tecnologia per tornare alla concretezza dei materiali, alla semplicità delle forme, alla forza espressiva del colore.

L’obiettivo principale è emozionare: riattivare una dimensione percettiva profonda, capace di coinvolgere il corpo e la memoria. Così come i profumi agiscono direttamente sulle emozioni e sull’identità, anche i tessuti – attraverso texture, peso e temperatura – influenzano la nostra esperienza sensoriale. BOND unisce questi elementi per costruire un’esperienza autentica, dove il design diventa strumento di connessione tra i sensi e riscoperta del valore delle emozioni.