Un confine che non separa, ma mette in relazione. Un territorio che diventa luogo di conoscenza. E una storia di terremoti e ricostruzione che si trasforma in una riflessione sul futuro. È stato questo il filo conduttore di “Abitare il Confine – Il paesaggio insegna”, l’iniziativa che si è svolta oggi a Venzone nel Palazzo comunale, promossa da Ater Udine, Riserva della Biosfera transfrontaliera MaB UNESCO Alpi Giulie e Comune di Venzone.
Una giornata di confronto tra Italia e Slovenia che parte dalle Alpi Giulie per affrontare alcune delle grandi questioni che riguardano oggi i territori montani: la conoscenza e la tutela del paesaggio, la prevenzione del rischio, la memoria e la ricostruzione dopo i terremoti, la sicurezza del patrimonio edilizio e, soprattutto, il futuro delle comunità alpine e del loro abitare.

Il tema transfrontaliero non è dunque soltanto una cornice, ma rappresenta il cuore dell’iniziativa. Italia e Slovenia condividono un territorio, un ambiente, una storia e sfide che non si fermano al confine amministrativo. Da qui la scelta di mettere attorno allo stesso tavolo rappresentanti delle istituzioni, parchi, università, professionisti e realtà dell’abitare dei due Paesi.
“Con Abitare il Confine vogliamo mettere in dialogo territori, competenze e Paesi che condividono molto più di una linea di confine – ha sottolineato Vanessa Colosetti, presidente di Ater Udine –. Le Alpi Giulie sono un patrimonio comune e ci chiedono di guardare alla montagna non soltanto come a un territorio fragile, ma come a un luogo nel quale costruire nuove opportunità di vita e di comunità. Per Ater – ha continuato Colosetti –, parlare di abitare significa parlare di persone, sicurezza, qualità degli edifici e servizi, ma anche della possibilità per una comunità di continuare a vivere e progettare il proprio futuro. Venzone, con la sua storia e la sua straordinaria esperienza di ricostruzione dopo il terremoto, rappresenta il luogo ideale per affrontare questo confronto. Abbiamo voluto riunire autorevoli rappresentanti italiani e sloveni – conclude la presidente – perché le sfide della montagna non si fermano al confine: dalla memoria del terremoto alla prevenzione, dalla ricostruzione alle nuove politiche abitative, vogliamo trasformare il confronto in nuove occasioni di collaborazione”.

Il territorio come punto di partenza
La mattinata si è aperta con i saluti istituzionali della presidente di Ater Udine Vanessa Colosetti e di Vannia Gava, viceministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica della Repubblica Italiana collegata da remoto, e dalla sessione “Il territorio insegna”, dedicata al paesaggio come archivio naturale e alla capacità di leggere il territorio come strumento di conoscenza e prevenzione. A confrontarsi sono stati Uroš Brežan, direttore del Parco nazionale del Triglav, Anna Micelli, presidente dell’Ente parco naturale delle Prealpi Giulie, e il geologo Luca Bincoletto, con il coordinamento di Stefano Santi, direttore dell’Ente parco naturale delle Prealpi Giulie. Un confronto che nasce dalla consapevolezza che le Alpi Giulie costituiscono un sistema naturale e paesaggistico unitario, che attraversa il confine tra Italia e Slovenia.
“Le Alpi Giulie sono un territorio che il confine amministrativo non può dividere – ha affermato Anna Micelli, Presidente dell’Ente parco naturale delle Prealpi Giulie e portavoce della Riserva della Biosfera MaB UNESCO Alpi Giulie Italiane. Natura, paesaggio, acqua, biodiversità e comunità costruiscono un sistema profondamente interconnesso tra Italia e Slovenia. Il confronto con il Parco nazionale del Triglav nasce proprio da questa consapevolezza. Conoscere il paesaggio – ha concluso Anna Micelli –, significa imparare a leggerne i segnali, comprenderne le fragilità e costruire insieme strumenti di tutela e prevenzione. “Abitare il Confine” ci offre l’opportunità di mettere in relazione la tutela dell’ambiente con il futuro delle comunità alpine, perché proteggere il territorio significa anche creare le condizioni perché possa continuare a essere abitato, vissuto e curato”.

Il terremoto come memoria, ma anche come lezione per il futuro
Il secondo momento della giornata è stato dedicato al confronto tra terremoto del Friuli del 1976 e il terremoto di Bovec del 1998, due eventi che hanno segnato profondamente i territori e le comunità su entrambi i versanti delle Alpi Giulie. La sessione “Imparare dagli eventi” ha affrontato memoria, ricostruzione, sicurezza e pianificazione del patrimonio edilizio, mettendo a confronto l’esperienza italiana e quella slovena.
Protagonisti del dialogo moderato da Lorenzo Puzzi, direttore di Ater Udine e Ater Pordenone sono stati: Giovanni Vragnaz, architetto, progettista e docente di progettazione architettonica all’Università degli Studi di Udine, e Aleksander Saša Ostan, architetto, urbanista, ricercatore e docente presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Lubiana. La scelta di Venzone assume, in questo contesto, un significato particolare. La città rappresenta infatti, uno dei luoghi simbolo della ricostruzione del Friuli dopo il sisma del 1976: una ricostruzione che ha posto al centro non soltanto la sicurezza degli edifici, ma anche la conservazione dell’identità storica e culturale della comunità.
“Per Venzone ospitare “Abitare il Confine” significa mettere a disposizione una storia che appartiene alla nostra comunità, ma che può diventare patrimonio di tutti – ha tenuto a far sapere Mauro Valent, sindaco di Venzone –. La ricostruzione dopo il terremoto del 1976 ci ha insegnato che tornare ad abitare un luogo significa ricostruire case, ma anche identità, relazioni e futuro”. “Oggi Venzone torna a essere un luogo di incontro e di confronto tra Italia e Slovenia, nel cuore delle Alpi Giulie – ha concluso il sindaco –, è un dialogo particolarmente significativo perché parte dalla memoria per guardare alle nuove sfide della montagna e delle comunità che la abitano”.


DIRETTORE DI ATER UDINE E DI ATER PORDENONE
La sfida: tornare ad abitare la montagna
Dalla memoria si è passati quindi al futuro con la sessione “Abitare la montagna”, dedicata alle trasformazioni dei territori alpini, allo spopolamento, alla qualità del vivere e al ruolo delle politiche abitative nella costruzione di comunità resilienti.
Una riflessione che ha coinvolto Andrea Guaran, professore associato di Geografia all’Università degli Studi di Udine, Marco Corradi, Presidente di Housing Europe, Črtomir Remec, presidente del Consiglio di Amministrazione del Fondo per l’Edilizia Abitativa della Repubblica di Slovenia e Lorenzo Puzzi, direttore di Ater Udine e Ater Pordenone. Il coordinamento scientifico è stato affidato a Ezio Micelli, dell’Università Iuav di Venezia e responsabile di ricerche nazionali e internazionali. Al centro è stata posta una domanda concreta: come rendere nuovamente attrattivi i territori alpini? Non soltanto attraverso nuove infrastrutture, ma anche attraverso case adeguate possibilmente già esistenti, servizi, rigenerazione urbana, sostenibilità e nuove opportunità per chi sceglie di vivere in montagna.
Istituzioni italiane e slovene insieme
La giornata ha visto si diceva, la partecipazione di rappresentanti di primo piano delle istituzioni dei due Paesi. Le conclusioni istituzionali della mattinata sono state a cura dell’assessore regionale alle Infrastrutture e al Territorio, Cristina Amirante: “Le politiche abitative sono uno degli elementi centrali della nuova urbanistica regionale. Governare il territorio vuol dire conoscere le dinamiche reali dell’abitare e costruire risposte diverse per realtà diverse. Nelle aree montane e di confine la disponibilità di una casa è essenziale per mantenere le comunità, accogliere nuovi residenti e permettere a giovani e lavoratori di costruire qui il proprio progetto di vita”.
“Il Friuli Venezia Giulia – ha spiegato inoltre, Amirante – ha nel policentrismo un elemento centrale della propria organizzazione territoriale, già perseguito con la ricostruzione successiva al terremoto del 1976. Il nostro obiettivo è creare le condizioni perché le persone possano continuare a vivere in tutti i nostri 215 Comuni e perché nuovi abitanti possano scegliere anche i centri più piccoli. Per farlo dobbiamo lavorare sulle politiche abitative insieme ai servizi, ai trasporti e all’accessibilità dei luoghi”.
L’assessore ha quindi richiamato la nuova legge urbanistica regionale e il percorso verso l’adozione del Piano di governo del territorio, destinato a sostituire il Piano urbanistico regionale: “Abbiamo posto al centro della riforma il contrasto al consumo di suolo, l’adattamento al cambiamento climatico e la rigenerazione territoriale e urbana. In questo quadro le politiche dell’abitare assumono un ruolo centrale, fino all’individuazione dell’edilizia residenziale pubblica come nuovo standard urbanistico”.
La nuova impostazione, come ha evidenziato Amirante, tiene conto anche dell’esperienza maturata con la legge regionale 1/2016. La disciplina ha fornito risposte soprattutto nelle città maggiori, attraverso strumenti quali l’edilizia sovvenzionata e il social housing, mentre nei centri più piccoli sono emersi fabbisogni differenti: “Non basta recuperare un edificio: bisogna conoscere prima quale sia la domanda abitativa di quel territorio. Possiamo avere bisogno di alloggi per giovani e lavoratori temporanei oppure di risposte rivolte ad altre fasce della popolazione. La programmazione deve partire dall’analisi delle esigenze reali”.

In questa direzione si inseriscono i 12 tavoli territoriali previsti dalla nuova disciplina delle politiche abitative, corrispondenti ai 12 ambiti di pianificazione di area vasta nei quali è stato articolato il territorio regionale.
“La lettura dei dati demografici, economici e occupazionali permetterà alla Regione, ai Comuni e alle Aziende territoriali per l’edilizia residenziale (Ater) di programmare gli interventi sulla base delle dinamiche effettivamente in corso”. Amirante si è soffermata in particolare sulle aree interne e montane, evidenziando come presentino situazioni molto differenti tra loro. In alcuni territori pesano lo spopolamento e l’invecchiamento della popolazione, mentre in altri lo sviluppo turistico ha determinato una forte crescita dei valori immobiliari.
“Pensiamo a realtà come Tarvisio, Sauris e Sappada – ha osservato l’assessore -. Dove il mercato immobiliare raggiunge valori molto elevati diventa difficile trovare una casa per i lavoratori temporanei e per le nuove generazioni residenti. In questi territori dobbiamo quindi creare un’offerta di alloggi in locazione, anche attraverso l’edilizia convenzionata, e recuperare il patrimonio oggi inutilizzato”.
A questo quadro si affiancano gli strumenti della legge regionale 8/2025, rivolti al patrimonio immobiliare privato e anche alle imprese. La Regione punta sul recupero e sulla riqualificazione degli immobili esistenti, favorendo la disponibilità degli appartamenti recuperati sul mercato della locazione a canone convenzionato. Dopo la misura rivolta ai proprietari privati, Amirante ha annunciato l’imminente attivazione di un bando destinato alle imprese.
Tra gli strumenti richiamati dall’assessore rientrano inoltre il sostegno all’acquisto della prima casa, gli interventi delle Ater per l’edilizia convenzionata e i masterplan sviluppati insieme ai Comuni e alle stesse Aziende territoriali per riconvertire aree dismesse. “L’edilizia convenzionata – ha ricordato Amirante – è stata aperta anche alle persone che non sono ancora residenti in Friuli Venezia Giulia ma hanno un contratto di lavoro nella nostra regione, oltre che agli studenti delle nostre università. Pensiamo agli infermieri, al personale della scuola e a quanti arrivano da altre regioni per lavorare: la possibilità di trovare inizialmente una casa in affitto può essere determinante anche per scegliere successivamente di stabilirsi qui”. Un ulteriore strumento riguarda le agenzie per l’abitare, finalizzate a favorire l’incontro tra domanda e offerta e a fornire maggiori garanzie ai proprietari che mettono a disposizione gli immobili. L’obiettivo è contribuire a riportare sul mercato della locazione una parte del patrimonio oggi sottoutilizzato.
La strategia regionale comprende inoltre la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio privato, con particolare attenzione agli immobili appartenenti alle classi energetiche più basse, e il recupero degli edifici esistenti anche attraverso interventi più consistenti di ristrutturazione.
“Stiamo costruendo un sistema nel quale urbanistica e politiche abitative procedono nella stessa direzione – ha concluso Amirante -. La pianificazione deve consentirci di rigenerare i centri abitati e recuperare il patrimonio esistente, riducendo il consumo di nuovo suolo. Per la montagna questo significa leggere le specificità di ogni territorio e creare le condizioni perché viverci continui a essere possibile e attrattivo”.
Sono seguiti i ringraziamenti e le conclusioni di Peter Lovšin, Segretario di Stato presso il Ministero dell’Ambiente e della Pianificazione territoriale della Repubblica di Slovenia che sono state incentrate sulla volontà di collaborazione fra Italia e Slovenia per un confronto nell’interesse dei due Paesi.

Nel pomeriggio, si è svolta la sessione speciale “Dalla sicurezza alla cultura della prevenzione” moderata da Paolo Mosanghini, direttore del Messaggero Veneto anche media partner dell’iniziativa, che ha portato il l confronto sulle esperienze maturate dopo i terremoti e sul passaggio dalla gestione dell’emergenza a una vera cultura della prevenzione.
Tra gli interventi, – dopo i saluti e i complimenti per la significativa iniziativa di Ater Udine da parte di Guido Bertolaso collegato da remoto e già direttore del Dipartimento della Protezione civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri Commissario per la ricostruzione –, quello di Natalino Gattesco, ingegnere e professore di Tecnica delle Costruzioni all’Università degli Studi di Trieste, nell’ambito del progetto PRO-SIS, e il confronto sulla ricostruzione con Stane Beguš, Commissario per la ricostruzione post-sisma in Slovenia.
Venzone, un laboratorio a cielo aperto
La riflessione è proseguita poi sul territorio, con un percorso dedicato a Venzone, alla ricostruzione e al rapporto tra memoria, paesaggio con la visita in particolare in via Mustruzzi, 28 che ha visto la ricostruzione storicamente corretta che però ha tenuto conto dei canoni della moderna architettura, dell’antico Palazzo Castellani. Il palazzo, andato distrutto con il terremoto del 1976, dopo l’intervento di Ater, ora ospita otto alloggi e quattro attività produttive. L’esperienza ha quindi toccato anche gli interventi di edilizia permettendo la comprensione del rapporto tra ricostruzione, patrimonio edilizio e ritorno alla vita della comunità.
Una conclusione dell’evento coerente con l’idea alla base dell’intera iniziativa: il territorio non è soltanto lo spazio in cui accadono gli eventi, ma è esso stesso una fonte di conoscenza da cui imparare per progettare il futuro.
Una rete che attraversa il confine
“Abitare il Confine” è stato organizzato da Ater Udine, Riserva della Biosfera transfrontaliera MaB UNESCO Alpi Giulie e Comune di Venzone, con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Regione Friuli Venezia Giulia, Università degli Studi di Udine, Ordine degli Architetti PPC della provincia di Udine, Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali del Friuli Venezia Giulia, Ordine dei Geologi del Friuli Venezia Giulia, Ordine degli Ingegneri della provincia di Udine, Camera di Commercio Pordenone-Udine e Ance Friuli Venezia Giulia.
Un appuntamento che partendo dalla storia di Venzone e dal terremoto del 1976 ha inteso affrontare una domanda profondamente contemporanea: come continuare ad abitare, vivere e costruire futuro nei territori di montagna?
La risposta, suggerita da Ater Udine con “Abitare il Confine”, passa anche dalla capacità di guardare proprio oltre il confine, condividere conoscenze e trasformare la memoria degli eventi in una cultura comune della prevenzione e dell’abitare. Un percorso che a Venzone si è detto come fattibile e che inizia dall’ascolto costante dei territori, dall’attivazione di una rete fra i principali enti. E dallo studio infine, di modelli virtuosi che hanno già dato vita in altre regioni italiane a nuove realtà residenziali con l’utilizzo di immobili già esistenti accompagnato dalla creazione dei necessari servizi, per attuare le soluzioni più innovative e adatte alla nostra regione pensando soprattutto al ripopolamento delle Aree interne.