Dopo l’Academiuta Pasolini, la scuola di alta formazione conclusasi ieri a Casarsa sul tema «Pasolini giornalista polemista», la Settimana pasoliniana del Centro studi prosegue con il convegno internazionale «Pasolini e il Novecento. Atlante delle scritture e delle arti a fine secolo», aperto questa mattina nella Sala Pasolini di Palazzo di Toppo Wassermann, all’Università di Udine. Due giornate per esplorare la rete di incontri e divergenze che legò Pasolini ai protagonisti della cultura novecentesca, dalla letteratura al cinema.

«Atlante» è la parola chiave scelta dal curatore scientifico Massimo Raffaeli: non un repertorio di nomi, ma una mappa per orientarsi tra le relazioni di Pasolini, aperta a nuove tappe. Dopo gli studi del centenario della nascita e dei cinquant’anni dalla morte, ha spiegato, è il momento di consolidare i risultati in uno strumento di riferimento. La ricognizione coinvolge anche studiosi dei suoi corrispondenti.

Raffaeli ha richiamato la distanza tra quella stagione e il presente. Nel secondo dopoguerra l’intellettuale non era soltanto un tecnico o un comunicatore: attraverso la propria opera si faceva carico della società. Oggi, quando il mercato tende a imporsi come autorità culturale, quella funzione appare più fragile e spesso sostituita dall’intrattenimento. Pasolini, per la radicalità del suo ruolo pubblico, resta una figura in controtendenza e una misura per interrogare il presente.

Ad aprire la mattinata i saluti istituzionali. Andrea Zannini ha ricordato che l’Università di Udine è tra i soci fondatori del Centro studi e ha auspicato una collaborazione più stretta tra i rispettivi percorsi di ricerca. Il 25 novembre sarà presentato il progetto di digitalizzazione di «Officina», rivista alla quale partecipò Pasolini, realizzato dal Dipartimento dell’ateneo. Il presidente del Centro studi, Marco Salvadori, ha richiamato la missione dell’istituto: custodire, studiare e mantenere viva l’eredità intellettuale, poetica e civile di Pasolini. La scelta di Udine conferma la volontà di dialogare con i luoghi della ricerca e della produzione artistica.

L’assessore alla Cultura del Comune di Udine, Federico Pirone, ha ricordato “l’incontro” con Pasolini durante le scuole superiori e un interesse mai venuto meno. Ha sottolineato il rapporto complesso e controverso tra il poeta e il Friuli, ricordando che circa trent’anni fa , per esempio, a Udine non fu scelta la sua figura per intitolare il teatro. “Pasolini resta una presenza viva, scomoda e preziosa, capace ancora di interrogarci.”

La giornata udinese affronta i rapporti di Pasolini con protagonisti della cultura italiana. Dopo Raffaeli su «Officina», Floriana Calitti ha parlato di Gadda; Viola Ottino della collaborazione con Alberto Carocci e «Nuovi Argomenti»; Angela Siciliano di Bassani; Simone Casini di Moravia e Guido Santato di Volponi. Sul cinema sono intervenuti Roberto Chiesi su Fellini, Luciano De Giusti su Visconti e Fabien Gérard su Bertolucci. Completano il programma Raffaele Manica su Arbasino, Fabio Moliterni su Roversi ed Erminio Risso su Sanguineti.

Domani, sabato 7 novembre, il convegno si trasferirà a Casarsa, a Palazzo Burovich de Zmaievich, dalle 9.30. Filippo La Porta metterà a confronto Pasolini e Nicola Chiaromonte; Andrea Gialloreto si concentrerà sulle testimonianze di Silvana Mauri e Ottiero Ottieri; Annantonia Martorano sulle lettere tra Pasolini, Anna Banti e Roberto Longhi. Stefano Verdino approfondirà i rapporti con Mario Luzi e Giorgio Caproni. Chiuderà una tavola rotonda. 

Aperto al pubblico, il convegno è trasmesso in streaming sul canale YouTube del Centro studi.