Mercoledì 18 marzo 2026 Ore 18.00 all’Antico Caffè San Marco Roberto Daris parla di Matematica ed Esoterismo
Nella storia dell’umanità si sono contrapposte da sempre due tipologie di conoscenza, quella esoterico-ermetica, raggiungibile da singoli individui disposti all’impegno e al sacrificio pur di perseguire un percorso interiore di crescita, e quella essoterico-dogmatica, destinata a collettività più ampie e caratterizzata da facili e a volte ingenue credenze, prive di dubbi e spirito critico. La prima risulta spesso contraddistinta da segretezza e intimità, e di solito si rende accessibile mediante riti iniziatici, che pongono l’adepto in una condizione di responsabilità e consapevolezza, mentre la seconda non prevede alcuna selezione in ingresso ma, piuttosto, un’accettazione incondizionata in cambio dell’intervento salvifico di un agente esterno più o meno deificato.
La contrapposizione tra esoterismo e essoterismo rimanda invero alla polarità tra sacro e profano, dove la parola “sacro” è da intendersi, seguendo il pensiero di Mircea Eliade, come qualcosa di ganz andere (completamente diverso) rispetto ad una concezione umana e terrena, al di fuori cioè delle abituali nozioni di spazio e di tempo. Non si confonda peraltro questo concetto di sacro con qualcosa di religioso né tantomeno cristiano; qui la sacralità è da intendersi come un linguaggio archetipico, più in sintonia con il mythos dei miti e delle leggende piuttosto che con il logos aristotelico, e perciò reso criptico dalle oscure analogie dei simboli, tanto paradossali quanto refrattarie alla comprensione univoca della ragione umana. E’ il linguaggio preferito di quella che un filosofo e matematico del Settecento come Leibniz battezzò philosophia perennis, ovvero una sorta di religione unica, o se vogliamo, una realtà divina immutabile e permanente, metafisica e archetipica, senza spazio e senza tempo, ma pur sempre consustanziale al divenire dell’esistenza umana. Il linguaggio archetipico riguarda altresì la matematica, come ci ha insegnato Pitagora e la sua confraternita. Non si confonda anche qui la matematica con qualcosa di profano, formulistico e quantitativo, come del resto è abitudine fare. La valenza più preziosa della matematica pitagorica è innanzitutto quella archetipica, di tipo qualitativo e simbolico, l’unica in grado di accomunare tra loro l’aritmetica, la geometria, la musica e l’astronomia (o, equivalentemente, l’astrologia), e cioè le quattro discipline che costituivano, per Pitagora e successivamente per Platone, il compendio necessario per una conoscenza esoterica completa. Lo stesso Platone dedicherà ampio spazio nelle sue dottrine non scritte al concetto di Idee-numero, continuando di fatto il percorso intrapreso dal suo grande maestro.
All’insegnamento dei pitagorici si rifà ancor oggi la Massoneria, come già proclamato nel manoscritto inglese di Enrico VI, con il quale si dichiarava espressamente l’esistenza di un legame tra la Libera Muratoria e il Pitagorismo. Sono cinque le corrispondenze più evidenti: il delta massonico e la tetratktys sulla quale i Pitagorici prestavano giuramento, la stella fiammeggiante e il pentalfa pitagorico, la squadra e lo gnomone, la tavola di tracciamento (o tavola tripartita) e il quadrato magico di ordine tre, il gioiello dell’ex Maestro Venerabile e la dimostrazione figurata del teorema di Pitagora. Altre corrispondenze si riscontrano a livello sia organizzativo che strutturale: rituale di ingresso, silenzio imposto ai novizi, massimo riserbo e segretezza sulle attività interne, struttura gerarchica (apprendista-compagno-maestro nella Massoneria e ascoltatore- matematico-ermetista-politico nei Pitagorici).
Nella conferenza verranno approfondite principalmente le analogie di tipo geometrico, traendo spunto e ispirazione dal libro “La tradizione pitagorica massonica” di Arturo Reghini, matematico, filosofo, esoterista e teosofo di inizio Novecento, nonché fondatore a Firenze della loggia.“Lucifero” alle dipendenze del Grande Oriente d’Italia.