Geynest under gore, nato dopo un viaggio nella Sarajevo del dopoguerra, è un’intensa performance che trasforma il Vigne Museum in uno spazio di ascolto, silenzio e visione tra memoria, bellezza e ferita nel giorno più lungo dell’anno

Una danza che nasce dalle macerie della guerra e torna a interrogare il presente, là dove il confine orientale d’Europa continua a essere luogo di passaggi, ferite e memorie. Sabato 20 giugno, alle 21.10, il suggestivo Vigne Museum di Rosazzo (Manzano) diventa spazio di ascolto e visione per accogliere Geynest under gore, intensa performance site specific di e con Alessandra Cristiani proposta da Ephemera Festival. Un lavoro, con musiche di Jed Whitaker, Caviar Spectator Trio e Claudio Moneta, che affonda le radici nella Sarajevo del dopoguerra balcanico e che oggi, in un mondo nuovamente attraversato da conflitti e distruzioni, torna a parlare con sorprendente forza di sopravvivenza, fragilità e bellezza.

Al crepuscolo al Vigne Museum nel giorno più lungo dell’anno

Geynest under gore nasce negli anni immediatamente successivi alla fine della guerra nei Balcani, da un viaggio a Sarajevo e dall’incontro con una città ancora segnata dalle sue rovine. In un presente nuovamente attraversato da guerre, distruzioni, confini violenti e corpi costretti alla perdita quel lavoro torna – a pochi passi dal confine orientale – e ci parla con la forza evidente della bellezza e della sopravvivenza.

Performer e danzatrice tra le più apprezzate sulla scena della danza contemporanea nazionale, Cristiani lavora stabilmente nella compagnia Habillè d’eau diretta da Silvia Rampelli – con cui vince il Premio Ubu 2018 come miglior spettacolo di danza per Euforia.  In questa nuova versione site specific per il Vigne Museum, la performance entra in relazione con il paesaggio di Rosazzo e con la sua architettura aperta.

“In accordo con Gianni Staropoli, autore dell’originale disegno luci per Geynest under gore – spiegano Eleonora Cedaro e Rachele D’Osualdo, alla guida di Ephemera Festival dal 2022 –, per questa versione al Vigne Museum abbiamo scelto di affidarci all’unicità della luce naturale che filtra tra i cerchi di Friedman. L’orario di inizio, così particolare, è stato scelto per accompagnare performer e pubblico nel passaggio del crepuscolo, in quello che sarà il giorno più lungo dell’anno”.

Il Vigne Museum, lo ricordiamo, è un progetto realizzato dall’architetto Yona Friedman con l’artista Jean Baptiste Decavèle nel 2014, in occasione del centenario del patriarca della vitienologia italiana Livio Felluga. L’opera è collocata tra i vigneti storici di Rosazzo, nel cuore dei Colli Orientali del Friuli. Ed è proprio in dialogo con i cerchi iconici che Friedman ha appoggiato dolcemente tra i vigneti di Livio Felluga che Alessandra Cristiani ci invita a seguire un corpo radicale e arcaico, che scava tra memoria e innocenza e ritorna come immagine fragile e insistente. La partecipazione è libera con prenotazione consigliata sul sito www.ephemerafestival.it.

La performance

La danza di Alessandra Cristiani si muove in questo spazio di tensione. La materialità concreta della rovina storica apre a una memoria più intima, arcaica non pacificata e da lì la materia del corpo cerca una forma di ascolto silenzioso. “Il lavoro prende spunto da un viaggio a Sarajevo – spiega Cristiani – e dalla forza toccante delle sue rovine di guerra, dall’introspezione di un’inquietudine, che comincia a giocare, individualmente, con ciò che si è stati nell’infanzia, con ciò che siamo e viene disatteso nel presente. Attraverso la danza si ricerca l’essere umano nella sua matrice mitologica; si indaga una memoria mai risolta, fatta di desideri semplici e di segreti ingenui. Si predilige un’attenzione al linguaggio del corpo, alle sue voci interiori, che lo attraversano vigorose dal profondo della sua materia, per aprirsi nel silenzio. La frase ‘Geynest under gore’ è parte di un verso più lungo, segnato a penna all’interno della copertina di una cassetta ricevuta un giorno da uno sconosciuto. Per molto tempo ho creduto che la frase significasse ‘Giovinezza sotto il sangue’. Solo recentemente e a distanza di molto tempo, la studiosa Arianna Ghilardotti, esperta traduttrice e studiosa della letteratura anglosassone, mi ha rivelato che la frase, in inglese medievale, è tratta da una poesia della fine del XIII secolo, ‘Tra marzo e aprile’ ed è inserita nei racconti di Canterbury di Sir Geoffrey Chaucer. La frase in tale contesto letterario stava per ‘la più bella che porti vestiti’. Il termine ‘gore’ nel significato di sangue rappreso è un’accezione moderna”.

È dentro questa oscillazione che la performance trova la sua materia: abito e sangue, bellezza e ferita, infanzia e guerra, desiderio e perdita. La danza si articola in tre nuclei corporei che fanno emergere tre nature dell’essere umano in contrasto con un’atmosfera di guerra. Dall’essenzialità del corpo nudo emerge, nel cuore del lavoro e nel silenzio, la figura di una donna con una variopinta veste fiorita. Non un’immagine decorativa, ma una presenza che sposta la violenza sul terreno del sogno interrotto, della bellezza rimasta senza protezione. Aggiune Cristiani: “Senza aver saputo il reale significato della frase, nella ferocia della danza si era fatto comunque spazio la forza di un tempo immacolato, l’innocente bellezza di un sogno infranto”. Anche la musica porta con sé una storia di confini: i materiali sonori di Jed Whitaker del Caviar Spectator Trio e nascono dall’incontro con dei giovani musicisti conosciuti dall’artista nelle strade di Sarajevo, nella ex Jugoslavia appena uscita dal conflitto. “I ragazzi mi hanno generosamente donato i loro cd. La musica poteva varcare i confini nazionali cosa che a loro, in carne e ossa, non era facilmente permesso. Ho provato nel corso di questi tanti anni a contattarli professionalmente, tramite i network, ma senza risultato”.

A distanza di oltre vent’anni, Geynest under gore torna dunque come una domanda sul presente. Che cosa della violenza continua a muoversi sotto la pelle delle città, delle generazioni, delle immagini? E quale forma può assumere una bellezza che non cancella la ferita, ma la attraversa?

Al Vigne Museum, Alessandra Cristiani riporta questa domanda nel paesaggio, affidandola alla danza, al silenzio, alla materia del corpo.

Ephemera Festival è ideato e curato da Eleonora Cedaro e Rachele D’Osualdo, prodotto da Associazione culturale ETRARTE, finanziato dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, con il sostegno di Fondazione Friuli e Fondazione Pietro Pittini, sponsor del programma laboratoriale.