Presentata a Roma la prima indagine su fragilità, autonomia e bisogni assistenziali della popolazione senior

L’85,4% degli over 65 convive con almeno una patologia cronica e il 58,3% con due o più, ma solo il 4,9% giudica il proprio stato di salute cattivo o molto cattivo. La fragilità tende tuttavia ad aumentare con l’avanzare dell’età, fino a interessare più di un over 85 su cinque. È quanto emerge dal rapporto presentato ieri a Roma dal Fasi, Fondo di Assistenza Sanitaria Integrativa per i dirigenti d’azienda, costituito da Confindustria e Federmanager, su fragilità, non autosufficienza e bisogni assistenziali della popolazione senior, che ha coinvolto circa 1.300 iscritti al Fondo nelle aree territoriali di Lazio, Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige e Veneto.

Il progetto pilota nasce dalla consapevolezza che l’invecchiamento della popolazione rappresenti una delle sfide più urgenti per i sistemi sanitari e di welfare. Accanto a una percezione complessivamente positiva del proprio stato di salute, infatti, l’avanzare dell’età si accompagna a un progressivo incremento di policronicità, fragilità e disabilità. Comprendere come cambiano condizioni di vita, autonomia funzionale, relazioni sociali e profilo di salute dei soggetti in età senior costituisce quindi il primo passo per sviluppare modelli di prevenzione e presa in carico più efficaci.

Nella Sala Togni di Federmanager, a Roma, alla presenza di Daniele Damele (Presidente Fasi), e Fabio Pengo (Vicepresidente Fasi), l’incontro ha riunito istituzioni, operatori sanitari, strutture assistenziali e stakeholder del welfare.

La rilevazione è stata condotta su un campione casuale e stratificato di iscritti Fasi con almeno 65 anni, residenti nel Lazio e nelle regioni del Triveneto.

“Con questo studio il Fasi ha scelto di partire dai dati per conoscere più a fondo come cambiano, con l’età, condizioni di salute, autonomia e bisogni assistenziali dei propri iscritti. Gli over 65 rappresentano ormai circa il 36% dei nostri assistiti. Nel nostro microcosmo viviamo già oggi ciò che l’Italia conoscerà sempre più chiaramente nei prossimi decenni. Per questo abbiamo voluto comprendere le necessità dei dirigenti prossimi alla quiescenza o già in quiescenza e quali interventi programmare. La sanità integrativa non può limitarsi a intervenire quando il bisogno è già manifesto, ma deve contribuire a riconoscere precocemente le condizioni di fragilità e a costruire risposte più appropriate. È questa la sfida che rivolgiamo a Confindustria e Federmanager: prevenire intervenendo anticipatamente, affinché la non autosufficienza sia sempre meno diffusa”, ha sottolineato Daniele Damele (Presidente Fasi).

La raccolta delle informazioni è avvenuta attraverso un questionario standardizzato, somministrato prevalentemente online e, in via residuale, telefonicamente. Tra i criteri analizzati: livello di autonomia funzionale, condizioni di fragilità, principali patologie croniche e fattori associati alla perdita di autonomia.

La valutazione dell’autonomia è stata condotta utilizzando il quadro di riferimento ADL-IADL, che distingue le attività di base della vita quotidiana da quelle strumentali.

L’autonomia nelle attività di base della vita quotidiana resta complessivamente molto elevata, mentre le prime difficoltà si manifestano nelle attività strumentali più complesse, come la gestione della casa, il bucato, la mobilità esterna e la spesa. La cura personale, l’alimentazione e le attività essenziali della vita quotidiana rimangono invece preservate nella grande maggioranza dei casi.

La fragilità aumenta sensibilmente con l’età: passa dall’1,8% nella fascia tra 65 e 74 anni fino ad arrivare al 21% tra gli over 85.

Sul piano clinico, il quadro restituito dall’indagine appare coerente con i processi dell’invecchiamento: a fronte di una salute percepita prevalentemente come buona, la cronicità rappresenta una condizione ordinaria e la multimorbilità risulta ampiamente diffusa. La compresenza di più patologie, tuttavia, non coincide necessariamente con la perdita dell’autonomia, confermando l’importanza della prevenzione, della continuità assistenziale e della corretta gestione delle condizioni croniche.

Quando emerge la necessità di un aiuto nelle attività quotidiane, la famiglia continua a rappresentare il principale pilastro assistenziale. Circa quattro iscritti su cinque si rivolgono a familiari o amici, mentre gli altri ricorrono prevalentemente a forme di assistenza privata sostenute direttamente.

«Il valore della ricerca non risiede soltanto nella fotografia che ci restituisce, ma anche nelle indicazioni operative che emergono per il futuro. Abbiamo individuato tre direttrici sulle quali lavorare: il rafforzamento dell’utilizzo della tecnologia, per raggiungere gli assistiti anche quando non è possibile garantire una presenza diretta, considerando che il domicilio rappresenta il primo luogo di cura; il potenziamento delle tutele sociosanitarie; l’accrescimento della capacità del Fondo di osservare, misurare e prevedere l’evoluzione dei bisogni. Solo nella misura in cui siamo capaci di misurare e indagare i fenomeni possiamo comprenderli e governarli. I risultati ottenuti sono particolarmente significativi e ci indicano anche la necessità di ampliare progressivamente lo studio, estendendo l’osservazione all’intera popolazione Fasi sul territorio nazionale”, ha spiegato Fabio Pengo (Vice Presidente Fasi)

Il progetto rappresenta un’iniziativa di particolare rilievo nel panorama della sanità integrativa, poiché sviluppa un percorso di ricerca strutturato specificamente dedicato alla fragilità, alla non autosufficienza e ai bisogni assistenziali della popolazione senior. I risultati potranno orientare l’ampliamento progressivo dello studio ad altre aree del Paese, il monitoraggio periodico delle condizioni di fragilità e non autosufficienza e lo sviluppo di nuovi servizi di prevenzione, teleassistenza, assistenza domiciliare e presa in carico dedicati alla popolazione over 65.