A Villa Manin, in occasione dei festeggiamenti per i 25 anni, l’azienda friulana presenta le prospettive di sviluppo: crescita nazionale, modello Customer Zero e un’intelligenza artificiale sempre più integrata nei processi delle imprese. Benedetti: il vero vantaggio competitivo resteranno i dati e la conoscenza che ogni impresa ha accumulato nel tempo.
Una nuova sede a Milano, accanto ai presidi di Udine e Mestre, e ricavi attesi a 32 milioni di euro nel 2026, in crescita di circa il 10% rispetto ai 29 milioni del 2025. Sono i principali sviluppi annunciati da beanTech, azienda specializzata nella digitalizzazione delle imprese e nell’intelligenza artificiale applicata all’industria, che venerdì 18 settembre ha celebrato a Villa Manin i suoi primi 25 anni di attività, condividendo con clienti e stakeholder le prospettive per la prossima fase di crescita.
Fondata a Udine nel 2001, beanTech conta oggi 250 dipendenti, con un’età media di 34 anni. Nata come realtà dedicata allo sviluppo software, nel tempo ha ampliato le proprie competenze alla gestione dei dati, alle infrastrutture informatiche, alla digitalizzazione della fabbrica e all’intelligenza artificiale. Un percorso che ha accompagnato l’evoluzione tecnologica delle imprese e che oggi porta il gruppo a rafforzare ulteriormente la propria presenza sul mercato nazionale.
L’incontro di Villa Manin ha riunito clienti e partner, tra cui rappresentanti di Fincantieri, Danieli, Luxottica ed esponenti delle principali aziende tecnologiche internazionali. I saluti istituzionali sono stati affidati a Barbara Zilli per la Regione Friuli Venezia Giulia e a Luigino Pozzo per Confindustria Udine.
Prima su beanTech, poi sul mercato: il modello Customer Zero
La crescita dell’azienda si accompagna a un modello di sviluppo fondato sulla sperimentazione interna delle nuove tecnologie. Le partnership con Microsoft, NVIDIA, Dell Technologies, Siemens e Dassault Systèmes permettono a beanTech di lavorare con alcune delle principali piattaforme tecnologiche internazionali e di integrare software, dati e infrastrutture nei progetti per le imprese. Per le applicazioni software basate sull’intelligenza artificiale, il criterio è sperimentarle anzitutto all’interno dell’organizzazione: è il principio del modello Customer Zero, attraverso il quale beanTech assume il ruolo di primo utilizzatore delle soluzioni che valuta per il mercato.
“Siamo cresciuti anche grazie alla capacità di rimettere costantemente in discussione le nostre scelte e il nostro modo di lavorare”, spiega Fabiano Benedetti, CEO e cofondatore di beanTech. “Con l’intelligenza artificiale abbiamo deciso di partire da noi stessi. Customer Zero non nasce da un piano di marketing: l’AI serviva prima di tutto a noi. Abbiamo iniziato a utilizzarla nei nostri processi e solo dopo abbiamo dato un nome a questo approccio. È un metodo che ci permette di migliorare continuamente e di verificare in prima persona quello che proponiamo alle imprese. La regola è semplice: quello che non funziona su di noi, ai clienti non lo portiamo”.

Il prossimo salto dell’AI: dai test ai processi
Per beanTech, il passaggio decisivo dei prossimi anni sarà portare l’intelligenza artificiale fuori dalla logica dei singoli progetti pilota e integrarla stabilmente nei processi aziendali. La questione non sarà più soltanto quale tecnologia scegliere, ma dove applicarla, con quali dati e con quali regole di utilizzo. È su questo terreno che l’azienda intende concentrare la propria crescita nell’AI. “L’AI non va adottata perché è nuova, ma perché può migliorare concretamente un processo in termini di qualità, efficienza o sicurezza”, osserva Benedetti. “I modelli saranno sempre più accessibili per tutti; il vero vantaggio competitivo resteranno i dati e la conoscenza che ogni impresa ha accumulato nel tempo. Il nostro lavoro è trasformare quel patrimonio in applicazioni concrete”.
È da questa visione che nasce il concetto di «cervello digitale dell’impresa»: organizzare e rendere utilizzabili attraverso l’AI informazioni e competenze che oggi sono distribuite tra sistemi informatici, documenti ed esperienza delle persone. “L’obiettivo non è sostituire quel sapere, ma renderlo consultabile e preservarlo anche quando cambiano le persone. Quel patrimonio resta dell’impresa, che ne mantiene la proprietà e il controllo”, aggiunge Benedetti.
Nei prossimi anni questo patrimonio potrà alimentare sistemi di AI capaci non soltanto di fornire informazioni, ma anche di avviare attività nei software aziendali, richiedendo l’intervento di una persona nei passaggi in cui è necessario. È la prospettiva dell’Agentic AI: “Tra cinque anni, in una fabbrica, sarà normale che un agente software apra da solo l’ordine di manutenzione leggendo un segnale di macchina, e che una persona lo approvi in dieci secondi”, dichiara Benedetti.
Quando l’AI si estende a robot, mezzi e impianti, entrano in gioco anche i digital twin, ambienti virtuali nei quali addestrare, simulare e verificare i comportamenti dei sistemi prima dell’impiego nella produzione reale.
Su un piano diverso, l’intelligenza artificiale può essere applicata anche alla sicurezza negli ambienti produttivi. Secondo i dati INAIL richiamati dall’azienda, nel 2023 il manifatturiero ha registrato quasi 93 mila denunce di infortunio e 178 morti, circa un quinto delle denunce di industria e servizi. In questo contesto beanTech sta lavorando al progetto AI for Safety, che utilizza l’intelligenza artificiale per riconoscere in tempo reale situazioni di rischio, come la presenza di persone in aree sensibili o le interferenze tra operatori e mezzi.
Si tratta di sviluppi particolarmente rilevanti per il tessuto manifatturiero italiano, dove competitività, continuità delle competenze e capacità di innovare i processi sono strettamente legate. Per beanTech, la sfida dei prossimi anni sarà proprio questa: trasformare la velocità dell’innovazione tecnologica in strumenti capaci di incidere concretamente sul modo in cui le imprese lavorano, producono e prendono decisioni.