Arriva in libreria “Inamorarse a Trieste. Dove se impiza el cuor”, la nuova raccolta di Edda Vidiz pubblicata da White Cocal Press: poesie in dialetto triestino che attraversano l’amore, la città, i ricordi e l’Istria

Ci sono amori che durano una stagione e altri che finiscono per attraversare una vita intera. Cambiano forma, diventano quotidianità, nostalgia, memoria, qualche volta fanno sorridere e altre fanno male. Ma continuano a lasciare tracce.
Da questo filo nasce “Inamorarse a Trieste. Dove se impiza el cuor”, il nuovo libro di Edda Vidiz, in uscita nelle librerie per White Cocal Press. Una raccolta di poesie d’amore, di mare e di bora, come recita il sottotitolo, nella quale il dialetto triestino diventa la lingua più naturale per raccontare sentimenti, persone e luoghi.

Al centro c’è innanzitutto l’amore per Antonio, incontrato da Edda ancora adolescente e diventato il compagno di una vita. Ma intorno a quella storia principale si muovono molti altri amori: quelli vissuti, osservati, immaginati, perduti e ritrovati attraverso le persone incontrate negli anni. Le poesie non seguono così un semplice ordine cronologico, ma costruiscono poco alla volta una vera storia sentimentale, dall’innamoramento alle crisi, dalle separazioni alla nostalgia, fino alla capacità dell’amore di rifiorire.

Il libro è diviso in tre grandi parti. “Inamorarse a Trieste” segue le molte stagioni dell’amore; “Dove se impiza el cuor” allarga lo sguardo alla città, ai suoi rioni, al Carso, al mare e ai suoi abitanti; “Istria nobilissima” porta infine la memoria oltre il confine, dentro paesaggi familiari, campagne e ricordi che appartengono alla storia personale dell’autrice.

E naturalmente dentro queste pagine c’è Trieste. C’è una città vista dalla finestra e percorsa per strada, la Cittavecchia e il Ghetto, Barcola, Servola, Miramare e il Carso. C’è Muggia, descritta come una città affacciata sul mandracchio, e ci sono la bora e il mare, presenze che entrano continuamente nei sentimenti fino a diventare parte della loro stessa lingua.

È una Trieste che Edda Vidiz conosce e racconta da decenni. Nella sua lunga attività ha affiancato la scrittura al lavoro nel mondo della ricerca internazionale, accanto a Paolo Budinich e Abdus Salam, e a un’intensa produzione teatrale in dialetto. Anche “La leggenda della Bora”, divenuta nel tempo uno dei racconti più conosciuti e ripresi sulla città, nasce dalla sua fantasia.

Nelle poesie di Inamorarse a Trieste convivono però registri molto diversi. Ci sono il desiderio e la tenerezza, l’ironia e la gelosia, le separazioni e i ritorni, le piccole scene della vita quotidiana e quella malinconia tutta triestina che riesce spesso a stare nello stesso verso con una battuta. Un amore può nascere tra i refoli di bora, consumarsi davanti a una borsa della spesa o ritrovarsi molti anni dopo nel gesto familiare di due persone che ormai si conoscono senza bisogno di parlare.

La raccolta diventa così anche un viaggio nel tempo. Non tanto perché le poesie siano disposte secondo una data, quanto perché mostrano come cambia lo sguardo sull’amore mentre cambia la vita: dall’impeto della ragazza innamorata alla complicità, dai distacchi ai ricordi, fino a un sentimento che può sopravvivere alle rughe e agli anni.

Ad accompagnare il lettore all’ingresso di questo viaggio è l’introduzione di Angela Del Prete, mentre la copertina porta la firma di Sofi Deyneka.
Inamorarse a Trieste è insomma un libro sull’amore, ma fermarsi qui sarebbe riduttivo. È anche un libro sulla memoria, sul dialetto come lingua intima, sul legame con una città e sulla curiosa capacità dei sentimenti di cambiare continuamente senza sparire davvero.

Il libro è già disponibile in libreria nonché online su www.bora.la e amazon.