La nuova edizione di EuroBioHighTech è promossa dalle reti d’eccellenza del Friuli Venezia Giulia per connettere ricerca, ospedali e investimenti

Si sono aperti questa mattina all’Urban Center di Trieste i lavori di EuroBioHighTech 2026, l’appuntamento dedicato all’innovazione nei settori biomedicale, biotecnologico e bioinformatico.

Organizzato dalla Rete Biohightech.net 4.0, Confindustria Alto Adriatico, Camera di Commercio Venezia Giulia, Polo Tecnologico Alto Adriatico – Cluster Scienze della Vita, Bio4Dreams S.p.A. e BIC Incubatori FVG, l’evento rappresenta il motore “Science to Business” nel contesto di Trieste Next, il Festival della ricerca scientifica della città. Il tema centrale di questa edizione, “Health Technology Assessment for Innovation”, pone al centro del dibattito la valutazione delle tecnologie sanitarie (HTA) come leva per accelerare l’ingresso delle innovazioni tecnologiche nei sistemi sanitari pubblici e guidare le scelte di investimento, pubblico e privato.

L’intelligenza artificiale e il Regolamento europeo HTA

Con la piena entrata in vigore del Regolamento europeo HTA (UE 2021/2282), l’edizione 2026 di EuroBioHighTech analizza come la valutazione delle tecnologie sanitarie (dispositivi medici e farmaci) possa favorire il contenimento delle spese in atto in questo settore, snellendo i processi burocratici degli acquisti ospedalieri e garantendo al contempo la sicurezza e l’efficacia delle stesse.

Al centro dei lavori, l‘intelligenza artificiale, che sta rivoluzionando la diagnostica, la terapia e la riabilitazione con la medicina di precisione.

«L’HTA rappresenta il ponte necessario tra l’invenzione scientifica e la sua reale adozione per portare al letto del paziente l’innovazione delle tecnologie sanitarie: è il processo di valutazioneutilizzato per gli acquisti delle tecnologie innovative negli ospedali del Sistema sanitario nazionale», ha evidenziato Diego Bravar, presidente del Comitato promotore di EuroBioHighTech, vicepresidente di Confindustria Alto Adriatico e presidente di Biovalley Group. «In un contesto in cui sono in atto contenimenti delle spese per le tecnologie sanitarie e la burocrazia rischia di rallentare l’accesso alle cure più avanzate, occorre armonizzare i processi valutativi e promuovere la cooperazione tra i Paesi dell’area Alpe Adria per creare un mercato unico dell’innovazione sanitaria».

Che cos’è l’HTA

«L’Health Technology Assessment (HTA) è un approccio multidisciplinare che confronta una nuova tecnologia con una già esistente per valutare se è più o meno efficace. Questa valutazione delle tecnologie sanitarie, basata sulle evidenze scientifiche, da parte di medici con il supporto di ingegneri clinici e farmacisti, aiuta le autorità nazionali, regionali e locali a decidere quali trattamenti offrono maggiori benefici, dal punto di vista clinico ed economico, per i sistemi sanitari e per i pazienti» ha spiegato Bravar, ricordando che il Regolamento UE 2021/2282 ha introdotto valutazioni cliniche congiunte a livello europeo, per armonizzare e accelerare l’accesso a farmaci e dispositivi medici innovativi nelle strutture sanitarie europee. HTA vuol dire valutazione tecnica, economica e clinica delle tecnologie sanitarie. È lo strumento che permette di valutare le nuove tecnologie per diagnosi, terapia e riabilitazione. È

il processo che stabilisce se un nuovo farmaco, dispositivo medico o terapia innovativa funziona davvero; se i benefici sono superiori alla spesa; se conviene alla collettività, garantendo benefici reali senza sprechi; e se può essere adottata in modo equo, evitando che i pazienti debbano spostarsi da una regione all’altra per accedere alle cure migliori.

«In questo contesto – ha puntualizzato Bravar – la regione FVG dovrebbe essere non solo un laboratorio di sviluppo di tecnologie sanitarie innovative, comprese quelle relative all’intelligenza artificiale applicate alla salute, ma anche un laboratorio per le valutazioni per le attività di HTA clinica».

Perché EuroBioHighTech

Il termine BioHighTech definisce l’ecosistema industriale e di ricerca applicato alla salute intelligente (Smart Health), che nasce dalla convergenza tra scienze della vita, bioingegneria e informatica con il business (Science to Business). In particolare, fa riferimento a BioHighTech NET prima rete d’impresa regionale del Friuli Venezia Giulia focalizzata sulla Smart Health, costituita a Trieste per iniziativa di Biovalley Group (fondata da Diego Bravar) con il supporto iniziale di Confindustria Alpe Adria e dalla Camera di Commercio Venezia Giulia. Una Rete che aggrega decine di aziende regionali operanti nel biomedicale, biotecnologico, bioinformatico.

I numeri del comparto BioHighTech in Friuli Venezia Giulia

Nel corso della giornata sono stati presentati i dati dell’ecosistema regionale della Smart Health: numeri che attestano la dinamicità del territorio. Oltre 150 imprese attive. Oltre 4.000 addetti specializzati, ricercatori e ricercatrici, che attestano una densità scientifica tra le piùalte d’Europa. Un fatturato complessivo di circa 900 milioni di euro. Il 90-95% delle aziende è composto da micro, piccole e medie imprese (PMI) o startup innovative. Tuttavia, il settore è trainato da grandi realtà leader nei mercati globali, come per esempio Lima Corporate (protesi ortopediche d’avanguardia) e Biofarma (nutraceutica e cosmetica).

«In Italia – ha spiegato Bravar – una delle massime espressioni di questo settore si trova nel Friuli-Venezia Giulia, un territorio caratterizzato da una densa concentrazione di università e centri di ricerca d’eccellenza. La consistenza economica e occupazionale del settore BioHighTech descrive un comparto industriale ad altissimo valore aggiunto, caratterizzato da tassi di crescita stabili e da una forte propensione all’internazionalizzazione. A livello globale il macro-settore muove centinaia di miliardi di dollari, ma la sua reale consistenza e capillarità emerge in modo chiaro analizzando i dati del tessuto industriale italiano, con particolare riferimento all’ecosistema del Friuli-Venezia Giulia».

«La solidità di questa filiera in Friuli Venezia Giulia – ha aggiunto – deriva dal perfetto connubio tra industria e mondo scientifico. La provincia di Trieste, in particolare, registra un’incidenza di 37 ricercatori ogni mille abitanti (a fronte di una media italiana di 4,9 e una europea di 7,9).

Questo garantisce alle aziende locali un accesso preferenziale al trasferimento tecnologico in settori strategici come per esempio la genomica e l’intelligenza artificiale applicata alla clinica e alla bioinformatica».

Il dato più straordinario del Friuli-Venezia Giulia riguarda l’occupazione. «Pur ospitando solo il 2,5% delle imprese biotech/medtech italiane, il FVG concentra quasi il 5% degli addetti nazionali del settore. Questo è dovuto all’altissima densità di laboratori e istituti di eccellenza (come Area Science Park, ICGEB, Sincrotrone, BIC, ecc.) e agli incubatori per aziende a forte intensità di personale specializzato e ricercatori».

Con ben 12 istituti di ricerca internazionali (come ICGEB, Sincrotrone Elettra, SISSA) e un’altissima concentrazione di scienziati e scienziate, il FVG trasforma l’eccellenza accademica in spin-of e startup deep-tech (tecnologie nate da scoperte scientifiche complesse). La Regione Friuli Venezia Giulia, inoltre, ha attivato programmi specifici, gestiti dal Cluster Scienze della Vita FVG, come i bandi Call 4 Life Science FVG o i percorsi di accelerazione iLOOP, che finanziano idee e startup anche non ancora insediate in regione, per attrarle sul territorio. In questo contesto, strutture finanziarie industriali locali, come Biovalley Group, intervengono come Family Office per colmare il gap di finanziamento nelle fasi iniziali di sviluppo di un’idea e di un’impresa.

Questa mattina hanno partecipato ai lavori i fondatori di aziende innovative del territorio (come Alifax, Chemicare, CoQuaLab T, Simplifica, Serichim, Sindrel Medtech, Aixelerate, Unicorn Apulia) che hanno illustrato le difficoltà incontrate nell’introdurre nel servizio sanitario le loro tecnologie e quanto viene fatto, a livello regionale, dalle strutture sanitarie pubbliche.

Quattro tavole rotonde su quattro questioni strategiche

Nella prima giornata di EuroBioHighTech si è discusso di

1. Sanità pubblica e delle modalità per accelerare l’adozione di soluzioni BioHighTech e IA nelle strutture sanitarie regionali.

2. Attrazione dei capitali privati. I criteri di valutazione HTA rappresentano un supporto per i Family Office, il Private Equity e gli istituti bancari per il finanziamento delle imprese ad alto potenziale.

3. Investimenti pubblici: strategie regionali e strumenti a fondo perduto per sostenere la ricerca industriale e lo sviluppo di startup.

4. Cooperazione Alpe Adria. Al centro dei lavori anche proposte di collaborazione transfrontaliera tra Italia, Austria, Slovenia e Croazia per accelerare l’adozione congiunta di procedure HTA. Il panel Alpe Adria è stato organizzato dalla CCIAA Venezia Giulia, sulla base delle collaborazioni pluriennali da essa avviate con gli ecosistemi delle scienze della vita nei paesi confinanti.

I lavori proseguono domani sabato 26 settembre, nella Sala di Rappresentanza della Regione in Piazza Unità.
 

EuroBioHighTech a Trieste Next

Anche quest’anno EuroBioHighTech è partner di Trieste Next: sabato 26 settembre, dalle 15 alle 16.15, la tavola rotonda “Health Technology Assessment for Innovation – Wrap-up” entra nel programma ufficiale del festival, al Salone di Rappresentanza della Regione Friuli- Venezia Giulia (Piazza Unità d’Italia 1). Ne discutono Diego Bravar, presidente del Comitato Promotore EuroBioHighTech e della rete di imprese BioHighTechNet 4.0, Marco Dal Ferro, FVG Ecosystem Manager di Bio4Dreams, Stefano De Monte, manager del Cluster Scienze della Vita FVG, e Gianpiero Spezzotti, general manager di Alifax.