Appena pubblicato sulla rivista internazionale Healthcare uno studio epidemiologico condotto dal Prof. Luca Cegolon (docente di igiene e medicina preventiva e dirigente medico ASUGI), dal Prof. Giuseppe Mastrangelo (Università di Padova), dal Dr. Luciano Bubbico (INAPP) e dal Prof. Fabio Barbone (ora docente di igiene medicina preventiva all’Università di Trento) che ha indagato l’erogazione dei test vestibolari nelle varie regioni italiane negli anni 2021-2023.
I test vestibolari sono fondamentali per la diagnosi precoce dei disturbi dell’equilibrio, consentendo di ridurre il rischio di cadute accidentali, soprattutto negli anziani.
I test di primo livello (esame clinico e valutazione della funzione vestibolare) sono stati di gran lunga i più erogati rispetto a quelli di secondo livello (nistagmo spontaneo, nistagmo indotto e stimolazioni rotatorie) in Italia nel periodo di studio considerato (2021-2023). Mentre la prevalenza dei test di primo livello su scala nazionale aumentava leggermente negli anni, quella dei test di secondo livello si riduceva.
L’ erogazione dei test per il nistagmo spontaneo e indotto era considerevolmente superiore nelle regioni autonome di Bolzano e Trento, seguite da Emilia Romagna, Calabria e Sicilia, mentre l’erogazione delle stimolazioni rotatorie era più alta in Lombardia, dove si è riscontrata una distribuzione equilibrata tra strutture pubbliche e convenzionate. In tutti e tre gli anni di studio, l’erogazione di test di secondo livello in strutture convenzionate era superiore in Lombardia e Sicilia rispetto a tutte le altre regioni italiane.
In tutti e tre gli anni di studio Umbria e Valle d’Aosta non hanno erogato alcun test di secondo livello, ed il Friuli Venezia Giulia non ha erogato alcun test di nistagmo indotto o di stimolazione rotatoria. I test di stimolazione rotatoria – erogati maggiormente in Lombardia e Veneto – sono stati largamente trascurati da tutte le regioni. Nella provincia autonoma di Bolzano, in Friuli Venezia Giulia e in Valle d’Aosta non sono stati eseguiti test di stimolazione rotatoria in alcuno dei tre anni di studio, sia nelle strutture pubbliche che in quelle convenzionate. In Basilicata è stato eseguito un solo test di stimolazione rotatoria in strutture convenzionate nel 2023.
Mentre la prevalenza di test vestibolari di primo livello non si associava ad alcun indicatore di accesso all’assistenza sanitaria, la prevalenza dei test di secondo livello si riduceva con le disuguaglianze sociali di accesso ai servizi sanitari, aumentando invece con l’accesso ai livelli essenziali di assistenza (LEA) per l’assistenza ospedaliera.
La propensione a inviare pazienti a sottoporsi a test vestibolari di secondo livello dopo una valutazione vestibolare di primo livello diminuiva progressivamente dal 2021 al 2023, mostrando una considerevole variabilità inter-regionale, risultando più bassa della Lombardia (usata come regione di riferimento) in tutte le altre regioni italiane, ad eccezione del Veneto e della provincia autonoma di Trento. Il caso del Veneto è paradossale, in quanto in tutti i 3 anni di studio questa regione ha esibito il tasso più basso di test vestibolari di primo livello dopo la Valle d’ Aosta, a fronte della propensione più alta di tutte le altre regioni ad inviare i pazienti ad un test di secondo livello dopo una valutazione vestibolare di primo livello
In conclusione, il numero di test di funzionalità vestibolare erogati dal Servizio Sanitario Nazionale in Italia nel periodo 2021-2023 è stato largamente insufficiente a soddisfare le esigenze assistenziali della popolazione generale, costringendo oltre il 67% dei pazienti italiani a rinunciare alla valutazione vestibolare e/o a rivolgersi a servizi audiologici privati con spese a proprio carico o delle rispettive famiglie. Questo deficit è stato maggiore per i test vestibolari strumentali (di secondo livello), più costosi e la cui offerta è stata influenzata verosimilmente dalle disuguaglianze sociali e dalle barriere all’accesso all’ assistenza sanitaria a livello regionale.
Un’ipotesi di mancata diagnosi di disturbi vestibolari sembra meno probabile rispetto al ricorso a servizi audiologi privati da parte dei pazienti. Secondo recenti dati ISTAT, il pagamento diretto delle prestazioni sanitarie da parte dei pazienti o delle rispettive famiglie ha infatti raggiunto la cifra record di 46,4 miliardi di euro nel 2024, con un aumento del 7,7% rispetto all’anno precedente. L’aumento della spesa privata, che porta la media italiana pro capite a circa 1.115 euro (superiore alla media OCSE di 906 euro), riflette una crescente domanda di servizi sanitari specialistici. Infatti, oltre il 47% della spesa privata si concentra su visite specialistiche e diagnostica ambulatoriale, ambiti in cui le strutture sanitarie interamente private (accessibili solo tramite pagamento diretto e completo da parte del paziente) e le strutture sanitarie convenzionate in Italia garantiscono standard di eccellenza assistenziale, contribuendo a ridurre i tempi di attesa e ad alleviare la congestione degli accessi dei pazienti al sistema sanitario. Poiché il SSN italiano è finanziato dalla tassazione centrale, la spesa sanitaria pagata direttamente dalle famiglie non è giustificabile.
In Italia, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), approvato dal Consiglio dell’Unione Europea l’8 dicembre 2023, ha stanziato 2 miliardi di euro per la creazione di 1038 ospedali di comunità entro il 2026. Queste strutture di assistenza primaria, progettate per offrire servizi socio-sanitari e promuovere l’invecchiamento attivo e l’assistenza domiciliare per patologie croniche, potrebbero anche svolgere un ruolo cruciale nella prevenzione e diagnosi dei disturbi vestibolari nei pazienti anziani, attraverso un approccio multidisciplinare integrato che coinvolga diversi specialisti (audiologi, geriatri, neurologi, fisioterapisti, ecc.), migliorando così l’efficienza del servizio sanitario nazionale.
Un ulteriore supporto per l’abbattimento delle barriere all’ assistenza audiologica può essere offerto dalla telemedicina, che consente l’identificazione del nistagmo posizionale da remoto, soprattutto nei residenti di aree rurali o periferiche.