Non è più una questione di futuro. L’Intelligenza Artificiale è già entrata nei processi produttivi, nella logistica, nel marketing, nella gestione dei dati e nelle strategie commerciali delle imprese. E per una regione come il Friuli Venezia Giulia, caratterizzata da una forte presenza di piccole e medie aziende e da una storica vocazione all’export, la vera sfida sarà capire quanto velocemente il sistema produttivo saprà trasformarla da tecnologia emergente a strumento quotidiano di competitività.
È questa la riflessione di Michele Sangion, imprenditore pordenonese attivo sui temi dell’innovazione e dell’Intelligenza Artificiale, dopo il recente intervento al Campidoglio nell’ambito dell’incontro dedicato ad AI, economia e rapporti con i mercati del Mediterraneo.
«Il cambiamento che sto vedendo è soprattutto culturale – spiega Sangion –. Fino a poco tempo fa molte aziende consideravano l’Intelligenza Artificiale qualcosa di distante, quasi riservato alle grandi multinazionali. Oggi gli imprenditori iniziano invece a chiedersi dove possa essere utilizzata concretamente, quanto possa far risparmiare e quali nuove opportunità possa generare».
Ed è proprio sul terreno della concretezza che si gioca la partita.
Per una piccola o media impresa, l’AI può significare automatizzare attività ripetitive, analizzare più rapidamente grandi quantità di informazioni, gestire meglio i clienti, costruire offerte commerciali, migliorare il marketing, supportare le vendite e rendere più efficienti numerosi processi interni.
Nel manifatturiero può intervenire nell’ottimizzazione della produzione, nel controllo qualità e nella manutenzione. Nella logistica può migliorare l’organizzazione dei flussi e le capacità previsionali. Nel turismo può supportare la personalizzazione dei servizi. Nei servizi e nel commercio può semplificare il rapporto con il cliente e l’analisi dei comportamenti di acquisto.
Ma è soprattutto sull’export che il Friuli Venezia Giulia potrebbe trovare una delle applicazioni più strategiche.
La regione dispone infatti di un tessuto imprenditoriale fortemente orientato ai mercati internazionali, con rapporti consolidati con l’Europa centrale e orientale e una posizione geografica che la rende naturalmente proiettata verso più aree economiche.
«Per un’impresa che vuole entrare in un nuovo mercato – sottolinea Sangion – l’Intelligenza Artificiale può ridurre enormemente i tempi della fase preliminare. Può aiutare ad analizzare il Paese, studiare i concorrenti, individuare potenziali clienti e partner, comprendere meglio il contesto commerciale, tradurre e adattare la comunicazione. Attività che una volta richiedevano settimane possono essere accelerate in modo significativo».
Il punto, però, non è sostituire persone, competenze e relazioni.
«L’AI non elimina il lavoro umano e non sostituisce l’esperienza dell’imprenditore – precisa Sangion –. Può però permettere di usare meglio le competenze già presenti in azienda. Se un commerciale dispone di più informazioni e le ottiene più velocemente, sarà in grado di prendere decisioni migliori. Se un imprenditore riesce a capire prima se un mercato è interessante, può ridurre rischi e costi».
Una differenza particolarmente significativa proprio per le PMI, che spesso non dispongono delle strutture, dei budget e delle divisioni specialistiche delle grandi aziende.
Ed è qui che l’Intelligenza Artificiale può diventare un fattore di riequilibrio competitivo.
«Una piccola azienda oggi può accedere a capacità di analisi e strumenti che fino a pochi anni fa sarebbero stati disponibili soltanto a strutture molto più grandi. Questo non significa che tutte le imprese debbano adottare qualsiasi tecnologia, ma che devono imparare a identificare i punti nei quali l’AI genera davvero valore».
Il Friuli Venezia Giulia, secondo Sangion, possiede caratteristiche particolarmente favorevoli per sviluppare questo percorso: una forte cultura manifatturiera, imprese abituate a confrontarsi con l’estero, università, competenze tecnologiche e una posizione geografica che ne fa un ponte naturale tra diversi mercati.
Serve però un cambio di passo.
«La tecnologia da sola non basta. Servono formazione, cultura dell’innovazione e soprattutto collaborazione. Aziende, università, istituzioni e professionisti devono dialogare molto di più. Bisogna creare occasioni nelle quali le imprese possano vedere applicazioni reali e capire dove l’AI può intervenire nei loro processi».
Il rischio, infatti, non è soltanto quello di adottare troppo lentamente nuove tecnologie. È anche quello di utilizzarle senza una strategia.
«Non serve mettere l’Intelligenza Artificiale dappertutto – osserva Sangion –. Il percorso corretto parte da una domanda molto semplice: qual è il problema che voglio risolvere? Solo dopo arriva la tecnologia».
Un approccio che potrebbe rivelarsi decisivo nei prossimi anni, quando il livello di adozione dell’AI contribuirà sempre più a determinare la capacità delle imprese di competere su tempi, costi, qualità e velocità di accesso ai mercati.
Per il Friuli Venezia Giulia la questione assume quindi una dimensione che va oltre l’innovazione tecnologica.
Riguarda il futuro stesso del suo sistema produttivo.
«La nostra regione ha una struttura imprenditoriale dinamica e una forte propensione internazionale – conclude Sangion –. Se riusciremo a rendere l’Intelligenza Artificiale accessibile e realmente utile anche alle piccole e medie imprese, potremo trasformarla in un vantaggio competitivo importante. La vera sfida non è capire se l’AI entrerà nelle aziende. È capire quanto saremo veloci a imparare a usarla bene».