La prima giornata del Festival del Cambiamento ha posto al centro del confronto il rapporto sempre più stretto tra energia, geopolitica e sicurezza. A partire dalla crisi dello Stretto di Hormuz, il dibattito ha guardato oltre gli effetti immediati sui prezzi e sugli approvvigionamenti, interrogandosi su come stiano cambiando gli equilibri di potere e sulle vulnerabilità di un sistema energetico globale che dipende da rotte, infrastrutture e punti di passaggio strategici.
Il confronto si è quindi concentrato sulla risposta italiana e sulla possibilità di trasformare la posizione geografica del Paese in un vantaggio strategico. Il rapporto con il Nord Africa e il Mediterraneo assume in questa prospettiva un ruolo centrale: progetti come ELMED e il SoutH2 Corridor puntano a rafforzare le connessioni energetiche tra le due sponde e il ruolo dell’Italia come hub europeo, affiancando agli investimenti infrastrutturali la formazione di competenze nei Paesi partner.

La crisi di Hormuz è stata affrontata anche nelle sue conseguenze sui mercati: dalla redistribuzione dei flussi di greggio ai cambiamenti nelle rotte e alle tensioni sulla capacità di raffinazione. In questo quadro, il porto di Trieste e l’Oleodotto Transalpino assumono un valore strategico per la sicurezza energetica dell’Europa centrale. Per le imprese, alla volatilità dei prezzi e all’incertezza sugli approvvigionamenti si aggiunge inoltre la sfida della competitività, sempre più legata alla capacità di adottare digitalizzazione e intelligenza artificiale.
In apertura il discorso di Antonio Paoletti, presidente della Camera di commercio Venezia Giulia: “Serve una maggiore indipendenza energetica: lo sblocco varato dal Governo nei confronti del nucleare di ultima generazione è la via giusta, il sostegno alle fonti di energia rinnovabile è stato ed è la via corretta e bene ha fatto su questo fronte la Regione Friuli Venezia Giulia. Ma al momento serve un ripensamento politico in ambito internazionale. Mentre diversi Paesi europei hanno mantenuto o sviluppato il nucleare, l’Italia ha investito quasi completamente su gas naturale, idroelettrico, fotovoltaico, eolico, biomasse, geotermia e soprattutto importazioni di elettricità. Nel 2026 lo shock energetico ha assunto una forma ancora diversa, ponendo in evidenza la vulnerabilità delle rotte marittime. Oggi la situazione rimane problematica: le esportazioni di prodotti raffinati e GPL dal Golfo sono ancora molto inferiori ai livelli precedenti alla crisi, e la normalizzazione dei flussi è ancora a divenire. In questi ultimi giorni assistiamo in Francia e in Spagna, per motivi diversi, a delle forti proteste di piazza con migliaia di persone. È necessario che l’Europa intervenga nell’immediato con politiche di sostegno ma anche corridoi diplomatici per trovare soluzioni alle guerre in corso, perché altrimenti il rischio è che per la questione del caro energia anche in Italia i cittadini e le imprese scendano in piazza per protestare”.
Il sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza, ha spiegato che “sul fronte delle energie Trieste ha fatto e sta facendo tanto, penso all’elettrificazione delle banchine del porto ormai pronta. Ma serve altro, e lo dico a livello globale. Puntare sul nucleare penso sia una sfida importante per il futuro”.
Andrea Prete, presidente di Unioncamere, ha dichiarato che “se entro il 2035 la domanda globale di energia crescerà del 35%, non basta sostituire le fonti: serve più energia. L’Italia deve puntare sull’addizione energetica, diversificando il mix e riducendo la dipendenza dall’estero”.
Il presidente della Regione Fvg Massimiliano Fedriga, ha detto che “le sfide sul fronte dell’energia sono enormi, non solo per il Friuli Venezia Giulia, penso che il mondo in generale, l’Europa in particolare, deve confrontarsi con una regolamentazione che non favorisce, soprattutto in un momento di difficoltà, l’abbattimento dei costi energetici, e questo è un primo problema. C’è anche un problema infrastrutturale di rete europea. E il terzo problema, ovviamente, riguarda l’autonomia energetica. All’interno quindi di questo perimetro, che è molto difficile, penso però che delle scelte si possano fare. Prima ho citato la regolamentazione, quella è una questione che l’Europa può affrontare autonomamente e perlomeno agevolare una situazione che oggi oggettivamente sta diventando estremamente difficile per il nostro sistema produttivo oltre che per le nostre famiglie”.

“Anche quest’anno il Festival del Cambiamento torna ad aprire la stagione dei grandi incontri internazionali e lo fa con un’edizione ancora più ricca, a Trieste e a Gorizia, sottolineando il ruolo di queste due città che costituiscono un vero perno nella storia e nella vita politica economica e culturale europea”. Così l’ambasciatore Francesco Maria Talò, inviato speciale dell’Italia per il Corridoio India-Medio Oriente-Europa. “Nel nome del festival c’è l’unicità di questa iniziativa – prosegue – che riflette il dinamismo dei tempi rispetto ai quali, soprattutto in Europa e in Italia, si fa fatica ad adattarsi. La sensazione è che il mondo corra mentre noi siamo fermi. Occorre quindi considerare questo cambiamento come un’onda, che vediamo rappresentata nel logo del festival, un’onda che può travolgerci ma che può anche trasportarci verso nuovi orizzonti”.
Gilberto Pichetto Fratin, Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, ha spiegato che “dipendiamo ancora fortemente dall’estero, è chiaro che il percorso non si risolve da un giorno all’altro, per arrivare a un mix energetico che permetta all’Italia di essere il più autosufficiente possibile. Dipendendo ancora dall’estero, siamo soggetti alla fluttuazione dei prezzi in particolare. Serve aumentare le rinnovabili, il geotermico, l’idroelettrico, il fotovoltaico, l’eolico e naturalmente a fianco di tutto ciò serve integrare l’attuale produzione termoelettrica con il nuovo nucleare”.
Federico Rampini, giornalista e saggista, ha detto che “siamo passati da un’epoca in cui abbiamo creduto di vivere sotto un unico segno, la transizione dalle energie fossili alle sostenibili, ci siamo svegliati nel mondo reale, in cui l’energia è prima di tutto sicurezza nazionale, il tema dominante è questo, ed è diventato un problema geopolitico”.
SecondoMohammed Baharoon, direttore generale Dubai Public Policy Research Center, “le sfide globali sul fronte dell’energia vanno affrontate insieme, con una visione globale”.
Lorenzo Ortona, coordinatore vicario, Struttura di Missione per il Piano Mattei, ha ricordato “viviamo in un periodo storico di grandi sfide, di grandi incertezze dove l’energia e la sicurezza energetica diventa sempre più una priorità politica. Il piano Mattei per l’Africa in questo senso è importante, perché cerca di mettere insieme quelle che sono le esigenze italiane ed europee per una maggiore sicurezza energetica con quelle che sono le priorità del continente africano e in particolare del Nord Africa. Quindi da un lato dobbiamo spingere per cercare di creare sempre di più infrastrutture che possono portare energia dall’Africa verso l’Italia e l’Europa, dall’altra dobbiamo cercare anche di creare le giuste competenze, il giusto valore nei Paesi del Nord Africa, è una grande sfida, fondamentale”.
Davide Tabarelli, presidente e fondatore Nomisma Energia, in video collegamento, ha spiegato che “la carenza di gas in Italia è ormai nota da 5 anni, necessitiamo di 63 miliardi di mc all’anno, ne compriamo 60 e produciamo solo 3. Basterebbe utilizzare le riserve del Nord Adriatico per produrre almeno 10 miliardi di mc, ma l’incapacità della politica di autorizzare le trivellazioni ci fa perdere ogni anno almeno 5 miliardi di euro e per acquistarli la politica aumenta il debito del Paese. Senza dimenticare l’inquinamento prodotto dalle navi che vengono utilizzate per trasportare il gas da altri Paesi”.
Giuseppe Tripoli, segretario generale di Unioncamere, ha spiegato che “in un contesto globale incerto e con i prezzi dell’energia sotto pressione, l’autonomia del Paese deve passare oggi dal rafforzamento delle rinnovabili e dall’efficienza energetica, in attesa degli sviluppi a lungo termine del nucleare. L’intelligenza artificiale gioca un ruolo fondamentale: l’Agenzia Internazionale dell’Energia stima che il suo impiego possa ridurre significativamente i consumi e alleggerire i costi in bolletta”.

Alessandro Gorla, presidente SIOT, Società Italiana per l’Oleodotto Transalpino Spa, ha dichiarato che “con l’Hormuz il mercato petrolifero, resiliente per natura, sta attraversando una fase di forte ridistribuzione dei flussi. La nostra infrastruttura è strategica per l’approvvigionamento energetico europeo ed è uno dei sistemi logistici più flessibili e affidabili”.
Per Filippo Nicolò Rodriguez, head of Macro Area Nord Institutional Affairs Italy di Enel “La transizione energetica richiede una visione di sistema: investimenti e tecnologie ci sono. Occorre accelerare su rinnovabili e reti, con regole stabili e iter più rapidi, per rafforzare sicurezza, competitività e autonomia energetica”.
La seconda parte della giornata ha spostato lo sguardo sulla trasformazione strutturale del sistema energetico: non la semplice sostituzione di una fonte con un’altra, ma il ripensamento dell’intera filiera, tenendo insieme sicurezza, decarbonizzazione, innovazione e competitività. Il confronto ha riguardato lo sviluppo di nuove filiere, a partire dall’idrogeno e dall’esperienza della North Adriatic Hydrogen Valley, l’integrazione tra diverse fonti e vettori energetici e il ruolo dell’elettrificazione nel ridurre la dipendenza italiana dagli approvvigionamenti esterni.
Centrale anche l’evoluzione delle reti, chiamate a sostenere un sistema sempre più elettrificato e complesso, nel quale digitalizzazione e intelligenza artificiale possono contribuire a gestire in maniera più efficiente domanda e offerta. Infine, ricerca e innovazione devono tradursi in capacità industriale e investimenti concreti: trasferimento tecnologico, tempi autorizzativi e quadro regolatorio diventano così elementi decisivi per determinare la velocità della transizione.
Rodolfo Taccani, docente di Sistemi per l’Energia e l’Ambiente, Università degli Studi di Trieste; responsabile scientifico, North Adriatic Hydrogen Valleym ha sottolineato che “La lezione più importante della North Adriatic Hydrogen Valley va oltre l’idrogeno. La transizione energetica richiede tecnologie innovative, ma soprattutto la capacità di coordinare persone, competenze e investimenti. Nessun soggetto, pubblico o privato, può affrontare da solo sfide di questa portata. È nella collaborazione tra ricerca, industria e territori che si costruiscono le condizioni per trasformare l’innovazione in sviluppo concreto e competitività”.
Per Giorgio Graditi, direttore generale, Area Science Park, “governare la transizione energetica significa far avanzare in modo coordinato rinnovabili, reti, accumuli, flessibilità, mercati e competenze digitali. La ricerca ne orienta le scelte, ne riduce i rischi tecnologici, operativi e istituzionali e accelera il trasferimento delle soluzioni su scala industriale”.
Secondo Massimo Nicolazzi, docente di Economia e management delle risorse energetiche “è ritornata la priorità della sicurezza energetica, viviamo una crisi più di prodotti che di greggio, più lunga è e più è difficile starsene fuori”.
Carlo Andriolo, amministratore delegato AcegasApsAmga Spa ha ricordato che “AcegasApsAmga accompagna la transizione energetica attraverso investimenti e competenze che rafforzano infrastrutture e servizi, contribuendo all’evoluzione dei territori e del sistema energetico”.
Domani il Festival del Cambiamento continua nel corso della mattina a Gorizia nell’aula Magna del Polo goriziano dell’Università degli Studi di Trieste: in allgato il programma.
Qui il programma: https://www.festivaldelcambiamento.com/programma-2026/