Il Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale (Maeci) ha approvato e cofinanziato con 84mila euro tutte e sette le missioni archeologiche internazionali dell’Università di Udine. L’Ateneo friulano è il primo nel Nord-Est per numero di progetti sostenuti dalla Farnesina. Dalla Grecia al Libano, dalla Giordania all’Iraq, le ricerche degli archeologi del Dipartimento di Studi umanistici e del patrimonio culturale si svolgono in un’area geografica molto vasta. Le indagini attraversano contesti cronologici che vanno dalla Preistoria al mondo greco e romano, fino all’età islamica e ottomana. Si tratta di campagne di scavo, ricerche sul campo, studio e documentazione del patrimonio, anche con le tecnologie digitali. A queste attività si aggiungono la formazione di giovani studiosi e le collaborazioni con università, istituzioni e autorità archeologiche dei Paesi ospitanti. Particolare attenzione è dedicata, inoltre, alla tutela e alla valorizzazione dei siti e al coinvolgimento delle comunità locali.
«Un risultato che testimonia l’impegno all’estero degli archeologi del Dipartimento di Studi umanistici e del patrimonio culturale – sottolinea la direttrice Linda Borean – e la capacità di una realtà universitaria, fortemente radicata nel proprio territorio, di costruire reti scientifiche e istituzionali di livello internazionale. L’approvazione e il finanziamento ministeriale di tutti i progetti premiano una presenza scientifica costruita nel tempo e confermano il ruolo dell’Università di Udine nella ricerca archeologica italiana all’estero».
«Nel loro insieme – spiega il delegato alla ricerca del Dipartimento di Studi umanistici e del patrimonio culturale, Matteo Cadario – queste missioni raccontano una ricerca archeologica che dal Friuli si proietta verso alcuni dei grandi crocevia della storia del Mediterraneo e del Vicino Oriente. Le collaborazioni dell’Università di Udine coinvolgono stabilmente istituzioni straniere, autorità archeologiche e comunità locali. Il cofinanziamento ottenuto da tutti i progetti presentati al Maeci rappresenta, quindi, non soltanto un riconoscimento della qualità scientifica delle singole missioni, ma anche un risultato complessivo di eccezionale rilievo per l’archeologia del nostro ateneo, confermandone la capacità di operare e competere ai più alti livelli della ricerca internazionale».
I progetti
In Iraq l’Università di Udine è presente con cinque progetti che coprono un arco cronologico molto ampio. Nel Kurdistan iracheno il Land of Nineveh Archaeological Project ha condotto la ricognizione di una regione di 3.000 km², mai esplorata prima d’ora, attorno all’antica Ninive, capitale dell’impero assiro. Iniziata nel 2012, la missione, diretta da Daniele Morandi Bonacossi, ha individuato oltre 1.200 siti archeologici. Il progetto è ora impegnato nella creazione di un vasto parco archeologico, il primo in Iraq, dedicato alla protezione e alla valorizzazione del sistema di canali d’irrigazione e, soprattutto, dei grandi rilievi rupestri realizzati nel VII secolo a.C. dal sovrano assiro Sennacherib.
Sempre nel Kurdistan iracheno, l’Asingeran Excavation Project, nei siti di Asingeran e Kanispan, situati nella piana di Navkur, indaga le trasformazioni delle prime comunità agricole. In particolare l’emergere delle prime forme di complessità e disuguaglianza sociale. Attiva dal 2018, la missione è diretta da Marco Iamoni.
Ancora in Iraq, nel 2025 è stato avviato il Nimrud Lower Town Archaeological Project che ha intrapreso l’esplorazione della città bassa di Nimrud, poco distante da Mossul. Patrimonio mondiale Unesco, Nimrud è stata la prima capitale dell’impero assiro. Obiettivo delle ricerche, dirette da Daniele Morandi Bonacossi, è ricostruire l’impianto urbano, la rete viaria, il sistema di fortificazioni, i quartieri residenziali e l’edilizia pubblica della città.
A Samarra, antica città irachena a nord della capitale Baghdad, Valentina Vezzoli coordina la documentazione, la tutela e la valorizzazione di quella che fu capitale del califfato abbaside. Anche questa città è Patrimonio mondiale Unesco.
Dal 2023, ancora nel Kurdistan iracheno, nel sito di Bazhera,è attivo un progetto archeologicodiretto da Valentina Vezzoli. Al centro delle ricerche i resti di un caravanserraglio, una struttura con funzioni di ristoro e protezione per mercanti e viaggiatori. L’indagine cercherà di fare luce sulla storia dell’insediamento nel periodo islamico.
Nel Levante, l’Università di Udine opera tra Libano e Giordania attraverso progetti accomunati dallo studio dei paesaggi e degli insediamenti nel lungo periodo. Nel Libano settentrionale, il progetto Palis, diretto da Marco Iamoni con May Haider dell’Università Libanese di Tripoli, ricostruisce la storia dell’occupazione dell’area di Koura dalle epoche più remote al periodo ottomano.
In Giordania, la missione a Gerasa indaga il monumentale Ninfeo della città e le sue trasformazioni dall’età romana fino alla conquista abbaside nell’VIII secolo. Avviata nell’ambito del progetto europeo WaterDecor, è diretta da Antonio Dell’Acqua, in collaborazione con il Dipartimento delle Antichità della Giordania.
In Grecia, dal 2010, l’Università di Udine partecipa agli scavi del Ministero greco della Cultura/Eforia di Patrasso presso la Trapezà di Eghion, in Acaia, nel Peloponneso occidentale. Le ricerche riguardano il patrimonio protostorico nell’area della polis greca di Rhypes, dalla necropoli micenea all’insediamento sviluppatosi tra la media età del Bronzo e la prima età del Ferro. Dal 2025, la missione, diretta da Elisabetta Borgna, si occupa dello studio di materiali e dei contesti pre-protostorici nell’ambito di una convenzione con la Scuola archeologica italiana di Atene, proseguendo una collaborazione sostenuta dal Maeci fin dal 2014.